La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Pensioni d'oro: fatto! Il rancore sociale vince
27/Dicembre/2018
Attualità economiche sociali

Le pensioni d'oro, di chi ha lavorato duramente lungo tutta la vita, vengono tagliate, sull'altare di una presunta equità sociale. Si penalizza, però, la propensione, anche psicologica, al consumo ed il rispetto di un contratto con lo Stato, scattato nel momento in cui sono stati versati regolarmente i contributi: il lavoratore affida i suoi soldi allo Stato affinchè glieli custodisca, consentendo, nel contempo, l'esercizio delle funzioni istituzionali. Se il contratto non viene osservato da una delle parti, scattano due riflessioni: il privato, in quanto tale, subita una tale decisione, dovrà rimodulare i suoi impegni, riducendo i consumi, e dovrà, se lo potrà, sostenere le rate dei mutui, le quote derivanti dalla cessione del quinto, etc etc.; lo Stato, come succede oggi,  viola ogni regola di diritto,  perde la fiducia da parte del cittadino e non mantiene i propri obblighi. Non succede nulla, salvo un auspicabile intervento della Corte costituzionale, per il ripristino dello stato di diritto.

Il politico populista, per giustificare tale orientamento, si appropria dei tuoi capitali, facendo appello all'equità sociale; si renderà conto, presto, che andamenti negativi del ciclo economico dipenderanno, in una certa misura, anche da questa inopportuna decisione che influenzerà negativamente i consumi, spingerà i giovani a non valutare l'impegno sui contributi di oggi come una sorta di risparmio garantito, a mo' di salvaguardia per la propria vecchiaia e per la salute della propria famiglia. Tutto ciò alimenterà il rancore e l'invidia sociale, con sviluppi imprevedibili , coinvolgendo altre realtà.

I più attenti critici verso questa scelta parlano di vetero comunismo e di esproprio forzato. Tutto ciò per il recupero di meno di 80 milioni di euro, proiettati a 239 milioni in tre anni. E' da ridere se non da piangere! Forse, il giudizio negativo si potrebbe attenuare se si tenesse da conto il ricalcolo contributivo. In questo caso, l'operazione potrebbe essere accettata sotto il profilo etico, ma non sostanziale, dal momento che la penalizzazione colpirebbe chi non ha versato  i contributi, anche se, in numerosi casi, ciò deriverebbe, per gli anni pregressi, da precedenti disposizioni di legge.

Sarà fatto così? Ad oggi, con notizie e contro notizie, non abbiamo capito nulla, come non si sa, perché non è stato precisato, se le percentuali di penalizzazione vengono fissate in maniera progressiva ovvero su valori assoluti.

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.