La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Nemmeno la plastica facciale aiuta "l'anno bellissimo"
09/Aprile/2019
Politica Economica

di Lorenzo Guidantoni"

L'anno bellissimo è morto. Evviva l'anno bellissimo". Il Presidente del Consiglio, dal palco del Family Business Festival, a Brescia, è ancora fiducioso. Nonostante la situazione dei numeri sia preoccupante, la soluzione per aumentare il PIL è già confezionata, ed andrà incontro alle esigenze delle imprese, il vero motore della nostra economia

Nel frattempo, le previsioni sulla crescita dell'Italia  sono ormai un terno al lotto. I numeri annunciati ad ottobre, nei quali si prospettava un aumento superiore all'1%, sono state riviste al ribasso nel corso degli ultimi mesi, causa spread, calo dei consumi e degli investimenti. Ad oggi, il confronto fra i tecnici del MEF, della Commissione UE, dei mercati e dei Centri Studi come  quello di Confindustria, si gioca penosamente sulle virgole intorno allo zero.

Il Premier Conte ha individuato il killer del suo "anno bellissimo" nella "guerra dei dazi". Un'analisi semplice, diretta, efficace, se non fosse che  il rallentamento dell'export, con conseguente calo delle economie cinesi e tedesche, non ha nulla a che fare con la burocrazia schiacciante, il calo degli investimenti in opere pubbliche, l'alto costo del lavoro, la disoccupazione, il precariato, e tutti quei problemi interni al Paese che il Governo gialloverde avrebbe dovuto affrontare sin dai primi mesi del suo mandato.

Individuato il motivo della crisi, Conte propone una cura immediata per far ripartire il Paese, attraverso il "decreto crescita" e lo "sblocca cantieri". Se il sistema Paese nulla ha potuto contro un ciclo economico internazionale sfavorevole, saranno questi due ddl (già contestati da molte associazioni di categoria) a rilanciarlo? Era necessario aspettare oltre dieci mesi per allestire un programma di sostegno alle imprese e per il rilancio degli investimenti? Forse è più facile trovare "la colpa" fuori dalla finestra che non davanti allo specchio, ma l'augurio, per tutti, è quello di procedere nella giusta direzione ed in modo deciso, in vista di un mese di maggio che, superate le elezioni europee, vedrà rivolgere nuovamente le attenzioni dei mercati su di noi, i grandi ammalati d'Europa.

Mentre si propongono cure infallibili, si cercano escamotage burocratici per rimborsare i "truffati dalle banche" prima del 26 maggio, si dibatte sul rimborso dei pannolini e del RDC per gli italiani all'estero, il Paese, secondo uno Studio dell'European House – Ambrosetti, torna ad avere un debito pubblico superiore a quello accumulato  nella Seconda Guerra Mondiale,ed inferiore di pochi punti al picco, raggiunto al termine della Grande Guerra.

L'Europa monitora con preoccupazione la nostra situazione. Commissione  ed Ecofin cercano di non turbare il Paese prossimo alle elezioni europee, ma è chiara la perplessità anche su quel  +0,2% di crescita del Pil, prospettato, probabilmente,  nel nuovo DEF.

Sullo sfondo, delle cifre inequivocabili. 26, 4 miliardi : la quantità di danari che la manovra correttiva dovrebbe garantire, per evitare l'aumento dell'IVA e ciò che ne seguirebbe: ulteriore calo dei consumi e degli investimenti, rallentamento dell'economia; 2,4% il nuovo rapporto deficit / PIL presentato all'Europa, che, di previsioni disattese sul 2019, non sembra volerne accettare davvero più.