La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Elezioni di midterm e immediate conseguenze.
08/Novembre/2018
Politica Economica

I risultati delle elezioni di midterm, hanno visto la vittoria dei democratici alla Camera (50,3% contro il 44,4%), e quella, meno prevedibile, dei repubblicani al Senato (51% contro il 43%), all'interno di un quadro che, secondo le parole dell'ex presidente della Camera dei rappresentanti americana, il repubblicano Paul Ryan, presenta  gli Stati Uniti come un "Paese attualmente diviso". Ogni parte politica grida alla vittoria - essendo tutto il mondo paese - ma nelle pieghe di questi risultati, si possono già leggere i futuri e necessari accorgimenti alle linee politiche imposte fino ad ora dal Presidente Trump.

La centralità delle scelte statunitensi, in economia ed in politica estera, nel contesto internazionale, resta un dato di fatto, nonostante la crisi del 2008, l'alto debito americano ed il processo di globalizzazione, voluto fortemente da Bill Clinton, nel 1994, che ha paradossalmente indebolito l'influenza degli Usa nel mondo.

Con il nuovo equilibrio di poteri fra Camera e Senato, l'Europa ed il mondo intero, auspicano una mediazione nella politica aggressiva e protezionista voluta da Trump, i cui effetti, anche per l'Europa, iniziano ad essere certificati nei numeri dell'export. Stesso problema, anche se di maggiore rilevanza a livello quantitativo, si pone al principale interlocutore degli Usa, quella Cina che ha in pancia gran parte del debito americano e verso cui le proprie aziende esportano 380 miliardi di dollari di beni in più di quanto poi non importino dagli Usa.

A livello prettamente sociale, le elezioni americane continuano invece a portare novità e avanzamenti nel processo democratico, di cui sono, nel bene o nel male, ancora il faro nel mondo.

Dopo la nomina del primo Presidente afroamericano, B. Obama, con queste elezioni di midterm vengono infatti nominate Rashida Tlaib e Ilhan Omar, le prime donne musulmane elette al Congresso, rispettivamente dal distretto del Michigan e del Minnesota.

Nel Massachusetts si registra la vittoria storica di Ayanna Pressley, la prima donna nera a rappresentare lo Stato alla Camera. Nel repubblicano Texas, Sylvia Garcia e Veronica Escobar, sono le prime due donne ispaniche, in forze al partito democratico, che vengono elette alla Camera dei Deputati.

Altresì, le deputate Deb Haaland, in New Mexico, e Sharice Davids, in Kansas, sono le prime donne native americane ad approdare al Congresso.

Notizie che possono apparire di costume ma che invece sono il segno dei tempi, in una società, quella americana, che può apparire fortemente circoscritta a se stessa con la nomina della presidenza Trump, ma le cui dinamiche culturali e di integrazione, con tutti i problemi collegati, continuano ad andare avanti e ad essere da esempio per la parità dei diritti.

Cosa ci dicono, in sostanza, le elezioni negli Usa? Innanzitutto che Trump ancora lavora ancora bene sul suo elettorato, spaventato dall'immigrazione e dallo spettro della crisi; nonostante ciò,  il parziale cambiamento ddimostra l'estrema vivacità della democrazia americana, in cui salta all'occhio, l'ennesima vittoria della multietnicità.

 

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.