La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Parlare poco ed agire in silenzio
05/Novembre/2018
Politica

I dati sulla disoccupazione, relativi ai mesi luglio -settembre 2018, parlano di -77mila occupati a tempo indeterminato. In un anno, si contano -184mila posti a tempo indeterminato, a fronte di +368mila contratti a termine. Negli ultimi tre mesi, il boom di inattivi (+126mila), indica un chiaro sintomo di sfiducia, con la speranza riposta verso un reddito di cittadinanza - sempre più nebuloso nella sua composizione - sicuramente oneroso per le casse dello Stato, in cui i parametri di spesa per interessi sul debito, sono sempre più esposti alle dinamiche del mercato.
Lo spread si è attestato stabilmente sopra quota 300, con il monito del Ministro Tria, di qualche giorno fa, per cui "non è possibile sostenere a lungo questo differenziale".
I pensionati oltre la soglia minima, e quelli definiti "d'oro" - difficilmente conteggiabili, secondo l'INPS, per le difficoltà di ricalcolo - sono minacciati puntualmente di sforbiciate che contribuiscono a tenere in apprensione i cardini di una società in cui si è spostata, già da decenni, la centralità della figura di padre e madre, in favore di quella dei nonni, aggravati di ulteriori responsabilità sulla tenuta finanziaria del nucleo familiare.
Sull'innalzamento del deficit/Pil al 2.4%, pesano i pareri dell'Europa e dello stesso Ufficio del Bilancio, scettici sulle ipotesi di un Pil costantemente puntato verso l'alto nei prossimi anni, conditio si ne qua non per le prospettive di riforma del Governo.
La produzione industriale, secondo i dati del Centro Studi Confindustria, rispetto al mese di settembre, è in lieve calo (-0,3%), mentre il rallentamento dell'export e della vendita di automobili sono dati già accertati e messi in archivio, per il 2018.
In questo quadro macroeconomico e sociale viene da chiedersi quali siano le vie d'uscita o quanto spazio di frenata sia ancora disponibile ad un esecutivo che tira dritto, con una manovra definita dalla maggior parte degli economisti espansiva, ma in modalità errata, e che punta sul rafforzamento del welfare, senza incentivare imprese e lavoratori, i quali, con le loro tasse, tengono in piedi progetti di cui non sono diretti destinatari. Tutto ciò, in attesa del parere della Commissione Europa sul DPB (Documento Programmatico di Bilancio) presentato ad inizio ottobre dall'Italia, parere che arriverà entro la fine di Novembre.
Se i meccanismi della finanza e la loro ricaduta sull'economia reale sono ormai noti alla maggior parte della popolazione, passata per anni di lezioni su spread, modalità di risparmio, tassi d'interesse etc., quello che ancora stenta ad arrivare all'opinione pubblica è la velocità di esecuzione dei mercati, che possono, nel giro di poche settimane, far saltare il banco.
Questa dinamica – è bene che tutti ne siano coscienti – deriva da una sfiducia latente a livello internazionale, anche per le forzature verbali lanciate dalle Autorità di Governo, in un momento delicato, in cui, in vista delle prossime elezione europee, ogni parte cerca di difendere le proprie posizioni, alzando i toni.
La sfiducia, espressa attraverso lo spread, alimenta, all'interno del Paese, una corsa alla protezione dei risparmi e di ricerca di altri lidi per i capitali, fuori dai confini nazionali, con conseguente diminuzione di investimenti e consumi, meno introiti per lo Stato e, quindi, scarsa possibilità di generare occupazione oltre alla minore spesa per i servizi.
A sostegno del Governo restano i numeri dei sondaggi, secondo i quali l'appoggio dell'elettorato verso i partiti di maggioranza resta forte, anche a causa della sterilità di opposizioni che sembrano saper solo attendere.