La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
La Giornata parlamentare del 17 aprile 2020
17/Aprile/2020
Politica

L'Ue si scusa con l'Italia. Macron rilancia sul Fondo comune europeo

L'Unione Europea porge le scuse ufficiali all'Italia, promette solidarietà, ma non compie ancora nessun passo verso la definizione del Fondo per la ripresa possibilmente finanziato dagli Eurobond come vuole Roma. Ieri è stato il presidente francese Emmanuel Macron a incalzare: serve un Fondo comune o l'Ue come progetto politico crollerà e vinceranno i populisti "oggi, domani e dopodomani". Ma l'attenzione delle Istituzioni europee è sempre più concentrata sul prossimo bilancio pluriennale, dal quale i vertici di Commissione e Consiglio vorrebbero attingere per far arrivare all'economia europea la pioggia di miliardi necessaria al rilancio. Sebbene sia chiaro che un bilancio come quello discusso e rigettato a febbraio, cioè poco sopra l'1% del reddito nazionale lordo, non potrà mai essere sufficiente a finanziare sia l'Unione sia la ripresa. Il dilemma resta quindi dove trovare i nuovi fondi, e nell'Ecofininformale di ieri Italia, Spagna, Francia e Portogallo hanno ribadito che servono emissioni comuni di titoli. "È vero che molti erano assenti quando l'Italia ha avuto bisogno di aiuto all'inizio di questa pandemia. Ed è vero, l'Ue ora deve presentare scuse sentite all'Italia, e lo fa. Ma le scuse valgono solo se si cambia comportamento. C'è voluto molto tempo perché tutti capissero che dobbiamo proteggerci a vicenda", ha ammesso la presidente Ursula von der Leyen davanti alla plenaria del Parlamento europeo. 

Scuse accettate dal Governo italiano: "Le sue parole rappresentano un importante atto di verità, che fa bene all'Europa e alla nostra comunità", ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ricordando però che "serve un'Europa più solidale" adesso che "in corso c'è una delle trattative più importanti della nostra storia". Sul negoziato che si svolgerà al vertice europeo di giovedì prossimo l'Italia continua a fare sponda con Francia, Spagna e Portogallo. Durante l'Ecofin, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, assieme ai colleghi alleati, ha ribadito l'importanza di creare il Recovery Fund da finanziare attraverso l'emissione di titoli comuni. L'obiettivo resta lo stesso: sostenere la ripresa, garantendo le stesse condizioni a tutti gli Stati membri; l'unico modo per farlo è condividere il costo degli stimoli, che necessariamente saranno diversi da Paese a Paese, perché diversa è la loro situazione di partenza. Macron, in un'intervista al Financial Times, è andato dritto al punto: serve un fondo che "possa emettere debito comune con una garanzia comune" per finanziare gli Stati membri in base alle loro necessità. 

Il rischio è, invece, che utilizzando il bilancio europeo i fondi vengano distribuiti in base ai contributi dei Paesi e non a seconda di quanto malmesse sono le loro economie. Ma è presto per gridare all'ingiustizia, perché per ora le idee cominciano solo ad affluire; matureranno forse in tempo per il vertice Ue. Per la Von der Leyen è chiaro che "il bilancio pluriennale europeo sarà la guida della ripresa" e bisognerà usarne "la potenza per fare leva per investimenti massicci". È più o meno la formula che si usò per il piano Juncker per gli investimenti: una base comune di garanzie prese dal bilancio (21 miliardi), che con un effetto leva (ed emissioni comuni) hanno mosso in sette anni oltre 300 miliardi di euro; ma una parte veniva co-finanziata dagli Stati. La Von der Leyen parla di anticipo dei fondi per far partire subito gli investimenti, ma senza un aumento consistente delle poste dei Paesi non risolverà il problema di un Continente da far ripartire a diverse velocità. Intanto il Parlamento Ue ha dato un primo via libera alla proposta di istituire i Recovery bond garantiti dal bilancio Ue. 

C'è ancora tensione nella maggioranza sul Mes. Il M5S non arretra

Bene le scuse della presidente della Commissione Von der Leyen all'Italia per non aver condiviso subito l'emergenza coronavirus ma ora il premier Giuseppe Conte si aspetta segnali concreti dall'Europa, ovvero che arrivi un via libera alla proposta dei Recovery bond. Il pressing del premier è soprattutto sulla Germania, considerato che l'Olanda non cede di un millimetro. È un pressing anche mediatico per cercare di far capire ai tedeschi che è necessaria una solidarietà europea contro il virus. Sul tavolo del Consiglio europeo del 23 aprile c'è il piano di Bruxelles di legare la partita al bilancio Ue, un piano Marshall che però rischierebbe di avere tempi lunghi. Nonostante le rassicurazioni, il Governo punta su un progetto più ambizioso, in linea con Parigi, anche se ieri all'Europarlamento è stato respinto l'emendamento dei Verdi sull'introduzione dei corona bond; da qui il timore sul risultato finale. Ma Conte anche al G7 cui ha partecipato nel pomeriggio in video conferenza ha rilanciato sulla necessità di un coordinamento mondiale delle misure sanitarie ed economiche per fronteggiare la pandemia. Sul fronte interno l'appello del presidente del Consiglio a una moratoria sul Mes rischia di cadere nel vuoto. 

Lo scontro sulla possibilità di accedere o meno al fondo salva Stati non accenna a diminuire nella maggioranza. Sarà pur vero che al momento è "un dibattito surreale" come dice il premier Conte e come sostenuto da molti Ministri dem, ma i big del M5S ne fanno una linea Maginot. "Il no al Mes è definitivo, l'Italia non dovrà mai attivarlo", puntualizza il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, per poi aggiungere: "Se poi si decide di rompere il Mes come un salvadanaio, prendere i soldi e usarli, allora vuol dire che abbiamo rotto il Mes"; "Il Mes che abbiamo conosciuto per la gestione delle crisi greca non verrà mai usato in questo modo dal nostro Paese", rincara la dose il presidente della Camera Roberto Fico. Voci che servono anche a fare chiarezza all'interno del Movimento, visto che una parte dei parlamentari non esclude l'eventuale uso del fondo qualora dovesse in futuro servire per la sanità pubblica. L'iceberg insomma non è stato ancora rimosso, seppure il Pd abbia deciso di non dare fuoco alle polveri: "Vedremo cosa uscirà" dal Consiglio Europeo, dice Dario Franceschini. Mentre il M5S accusa sotto traccia il Pd di convergere sulle tesi di FI e soprattutto IV di complottismo ai danni di Conte. 

Proseguono le tensioni tra Governo e le Regioni del nord

Sul Mes, al di là delle fibrillazioni continue tra Pd e M5S, per ora è solo la Lega che sta cercando di seminare delle trappole al Senato puntando a mettere in difficoltà la maggioranza con un voto sulla relazione del premier Giuseppe Conte quando la settimana prossima svolgerà la consueta informativa in vista del Consiglio Europeo. La tensione tra il partito di via Bellerio e le forze che sostengono l'esecutivo è sempre più alta: Matteo Salvini difende l'operato del governatore Attilio Fontana dagli attacchi dei dem sul dramma delle Rsa e dei pentastellati secondo i quali il modello lombardo è fallito. "È un attacco al cuore del sistema Lega", dicono i dirigenti del Carroccio, e il partito di via Bellerio per questo motivo ha fatto partire una campagna social e minaccia di ricorrere a livello legale per la diffusione di quelle che vengono considerate delle vere e proprie fake news. Inoltre fa quadrato anche su Luca Zaia che, così come Fontana, punta a riaprire tutto dal 4 maggio (l'ipotesi in Lombardia è quella di spalmare il lavoro non su 5 ma su 7 giorni). 

Le Regioni del nord quindi spingono ma il Governo continua a invocare prudenza e insiste sulla necessità di una regia nazionale; la stessa richiesta arriva dai sindacati. Ma i lavori della fase due vanno a rilento visto che ieri non si è riunita la task force guidata dall'ex Ad di Vodafone Vittorio Colao che in un primo momento avrebbe dovuto consegnare il piano per la ricostruzione entro il week end. E cresce sotto traccia, soprattutto in Italia viva ma anche nelle altre forze della maggioranza, il malessere per la mancanza di un piano sulla fase due. È soprattutto Matteo Renzi a sostenere la necessità di accelerare, anche se Luigi Di Maio sottolinea che il rischio è quello di ritornare da capo. Intanto il Governo continua a lavorare sul decreto aprile; lunedì ci sarà il Cdm sul nuovo scostamento di bilancio e in quell'occasione non si esclude che non possa essere aggiornato l'elenco del codice Ateco, con la riapertura di alcune fabbriche (in primis quelle legate alla moda e al made in Italy). 

Salvini e Berlusconi concordano su una tregua dopo lo scontro sul Mes

Per ora viene siglata una tregua, ma i rapporti tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi restano gelidi. Le distanze sul Mes e sul ruolo della Ue restano inalterate, con il leader leghista che definisce pericoloso lo strumento europeo e l'ex premier che è invece convinto della necessità di farvi ricorso per le spese sanitarie. Tanto che dal Carroccio il giudizio, prima della telefonata di chiarimento tra i due, era tranchant: "Il centrodestra è finito, con le parole di Berlusconi sul Mes. Restano tante idee comuni, su molto lavoreremo e voteremo insieme, ma se non siamo d'accordo su questioni dirimenti come la Ue e il Mes, non si può più pensare a una coalizione". E nella telefonata di ieri, resasi necessaria perché "Berlusconi sul Mes è stato malconsigliato", Salvini ha dovuto prendere atto che "le posizioni sono rimaste le stesse". La telefonata, dal clima cordiale, si è conclusa con l'impegno a non fare ulteriori polemiche, per restare concentrati sull'emergenza sanitaria ed economica, e a sentirsi più spesso. Subito dopo, il leader leghista ha sentito anche Giorgia Meloni. Scarsa soddisfazione il leader leghista l'ha avuta anche dal Quirinale, tirato in ballo esplicitamente per ottenere un voto sul Mes prima del Consiglio Europeo, ma la consuetudine, per i Consigli informali come sarà quello del 23 aprile, è di un'informativa, non di un voto. 

Per il vice ministro Sileri il vaccino anti-Covid dovrebbe essere obbligatorio

Introdurre un obbligo di vaccinazione contro il coronavirus: l'ipotesi ancora non formalizzata ha provocato, dopo essere stata pronunciata dal vice ministro 5 Stelle Pierpaolo Sileri, reazioni e dibattito. Lo sguardo è rivolto ad un futuro che ci si augura sia il più vicino possibile, per organizzare le chiamate vaccinali e chiudere una delle emergenze sanitarie più gravi della storia. Per il momento si era parlato solo di obblighi per le vaccinazioni infantili ma era stata la proposta del governatore del Lazio Nicola Zingaretti di introdurre la vaccinazione obbligatoria contro l'influenza a riproporre il tema delle immunizzazioni per legge, dopo la lunga polemica che aveva accompagnato negli scorsi anni l'approvazione in Italia dell'obbligo contro il quale i novax avevano alzato le barricate. Con il vaccino anti-Covid "sconfiggeremo questo virus. Visti i danni che ha creato, non ho dubbi sul fatto che un vaccino del genere debba essere obbligatorio", ha affermato Sileri durante un'intervista a Radio Cusano Tv Italia. "Una volta che saranno garantite efficacia e sicurezza del vaccino dovremmo avere una copertura tale per non far più contagiare nessuno". Gli esperti in realtà temono che l'arrivo del vaccino provochi un effetto opposto alla fuga, cioè una corsa a ottenere l'immunizzazione contro il virus che sta mettendo in ginocchio il mondo. E si pensa già a come organizzare la fase 2, con un rafforzamento dei servizi vaccinali per fare fonte alle lunghe file che ci si aspetta quando arriverà il vaccino ma anche per garantire le coperture contro le altre malattie messe a rischio dalle chiusure dei centri in questi mesi di crisi. "Non ci sarà bisogno di introdurre l'obbligo per il vaccino contro il Coronavirus perché la gente ha sperimentato cosa significa avere paura di una malattia", spiega Walter Ricciardi, componente Oms e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza.  

Fonte: NOMOS