La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Sostegno alle PMI attraverso la finanza alternativa
02/Settembre/2018
Politica Economica

Le PMI, anche escludendo dal ragionamento i POE (Piccoli Operatori Economici – aziende con meno di dieci dipendenti e fatturato inferiore ai 2 mln di euro), rappresentano l'ossatura portante del sistema, la cui crescita è un passaggio indispensabile per il rilancio dell'economia italiana.
E' pur vero, però, che le PMI incontrano molte difficoltà a trovare finanziamenti presso l'industria bancaria, specialmente a seguito delle drastiche normative di Basilea e dopo la crisi economica che ha colpito le nostre aziende, rendendo meno solidi i loro bilanci e, di conseguenza, minori le garanzie per il credito.
Nell'attuale stagione, in cui si sono registrati moderati segnali di ripresa, bisogna prendere atto che, per il suo consolidamento, il paradigma finanziario debba essere raddrizzato.
Il radicato bancocentrismo delle PMI rappresenta un elemento di debolezza per il sistema, dal momento che i bassi tassi d'interesse, le ristrutturazioni bancarie, le aggregazioni e il peso degli NPL, limitano, almeno nel breve periodo, le capacità d'intervento del mondo bancario.
Bisogna orientarsi, pertanto, verso una finanza alternativa, in cui i Fondi di private equity, i minibond, i PIR, il crowdfunding, l'invoice trading, il maggiore coinvolgimento del settore assicurativo, vanno visti come pilastri di una nuova era.
Ma per fare questo servono condizioni necessarie che rischiano di mutare in breve tempo.
La Borsa, che fino a pochi mesi fa segnava interessanti indici positivi, poteva svolgere un ruolo di catalizzatore e propulsore in questo senso.

Gli ultimi dati che arrivano, però, sono sconfortanti e rischiano di pesare gravemente sulla vitalità delle nostre aziende.
Fra i mesi di Maggio e Agosto 2018, oltre che dai BTP, gli investitori stanno scappando anche dalle aziende italiane, specialmente da quelle quotate in Borsa, che hanno perso, in appena 90 giorni, l'11% in termini relativi contro l'indice Europa.
Per mezzo della Borsa, indirizzate anche da Spac, e sostenute dal progetto Elite di Confindustria, era stato tracciato, nei mesi scorsi, un programma in cui le PMI avrebbero potuto interpretare al meglio le sfide del futuro, aiutate da una maturazione fatta di cultura, cambiamento organizzativo, innovazione, visione strategica ed internazionalizzazione.
Le 14 PMI italiane che si sono quotate fin qui, attraverso Spac, hanno performato generalmente bene, con una media di ritorno, dall'esordio del 2011, di quasi 1,6 volte il capitale investito e un Irr medio (internal rate of return) sopra il 13%.
Questo sistema, però, ancora relativamente giovane, deve maturare e perfezionarsi, in un quadro nel quale operare, possibilmente stabile e fiducioso.