La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Ripartire dalle infrastrutture
06/Settembre/2018
Politica Economica

A seguito della tragedia di Genova, il tema delle infrastrutture è tornato ad essere centrale nel dibattito interno al Paese.
Partire dai dati è il modo più saggio di iniziare una riflessione che, comunque, dovrà portare a decisioni rapide, in un settore tanto complesso quanto pieno di possibilità per il rilancio dell'economia.
La Sace calcola che il gap infrastrutturale e logistico provoca all'Italia una perdita di export pari a 70 miliardi di euro..
La domanda sorge spontanea: trascuriamo di guardare alle infrastrutture come a una risorsa?
Ovviamente no. Nessuno ha dimenticato l'importanza di una rete infrastrutturale forte, come quella nata negli anni 60' e sviluppatasi fino agli anni 90'. La contrazione delle risorse, però, dovuta alle note vicende occorse nel Paese, l'austerità e la debolezza sistemica dei Governi che si sono succeduti, hanno fatto scivolare il tema sempre più nell'ombra, a discapito di altri maggiormente d'impatto per l'elettorato.
Nonostante tutto questo background, gli investimenti sul tema sono comunque in aumento.
Nel 2016 sono stati mobilitati 102 miliardi di euro, nel 2017 poco meno di 139: in totale + 36.2%.
E' pur vero, però, che stanziare fondi non basta per due motivi: il primo è l'arcinoto rapporto deficit – Pill che non consente di spendere tanto quanto richiede lo stato del sistema, dovendo rientrare del debito pubblico sul quale si è gravato, fra l'altro, per costruire la prima rete infrastrutturale italiana.
Una soluzione a questo problema è stata espressa dal Ministro Paolo Savona, il quale ha prospettato la possibilità di concedere alle aziende private di investire, con l'appoggio marginale dello Stato, in opere strategiche, utili per il progresso e lo sviluppo del Paese.
Il secondo punto, sul quale si potrebbe intervenire più celermente, è il peso schiacciante della burocrazia.
Oltre 21 miliardi di euro di opere sono bloccate, per un totale di 270 casi segnalati in tutta Italia, con un saldo negativo di 330 mila posti di lavoro in meno e 75 miliardi euro di mancate ricadute sull'economia.
La burocrazia pesa cosi tanto sulla realizzazione di un'opera pubblica medio – grande da occupare, secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, il 54,3% del tempo di lavoro in procedure: per un'opera di 15 anni e 9 mesi, vengono persi 8 anni nell'assolvimento di carte, permessi, certificazioni etc., e questo solo dopo aver atteso almeno dieci mesi per l'avvio del progetto.
L'attuale Codice degli Appalti, nato, fra l'altro, per porre dei cavalli di frisia fra le mafie ed il mondo degli appalti, è il grande accusato da parte delle aziende costruttrici e dalle Associazioni di categoria, additato come la principale causa di rallentamenti e problemi procedurali.
La cura e lo sviluppo delle infrastrutture possono essere il motore di una rinascita economica e sociale ma la strada da percorrere è lunga e il tempo a disposizione poco.