La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
L'industria italiana vola... come Icaro.
22/Maggio/2019
Politica Economica

di Lorenzo Guidantoni

Gli ultimi dati disponibili sull'industria italiana, riferiti al mese di marzo sul febbraio 2019, presentano segnali positivi che si traducono in un +0.3% del fatturato e un +2.2% negli ordinativi.

Movimenti limitati, che riguardano solo un breve lasso di tempo nell'arco di un anno più che mai incerto, ma che confermano la forte propensione dell'Italia verso il manifatturiero, con indici superiori alle attese, portandoci nella top ten mondiale del valore aggiunto proveniente da questo settore. Insieme al manifatturiero, c'è il sorprendente sorpasso sulla Germania nei dati relativi alla tecnologia per la deformazione dei metalli.

Dietro a numeri positivi, come sempre, si trovano dinamiche ragionate, politiche imprenditoriali lungimiranti e qualità storiche riconosciute delle nostre eccellenze, senza però dimenticare - per smorzare ogni nostalgia autarchica - il forte peso dell'export nelle performance dell'industria italiana.

In questo senso, bisogna spostare l'attenzione su processi lontani dalle singole capacità delle imprese, traslando il discorso sulle linee guida della politica e sulle sue modalità di comunicazione,  ormai centrali per l'andamento dell'economia di ogni Paese.

Se è vero che solo il 41% delle esportazioni italiane rimane in Europa, con un brusco calo a partire dal 2007, e l'export , particolarmente verso la Cina, non è totalmente governabile per motivi che vanno oltre le possibilità dell'esecutivo, ciò che può fare la politica italiana - in senso più o meno positivo per l'export -  si traduce nel mantenimento di conti in ordine ed in messaggi distensivi verso i propri partner, quanto verso i mercati.

Torniamo quindi all'annosa questione dello spread, salito di nuovo a livelli allarmanti, oltre quota 290. 

Le recenti dichiarazioni del Ministro dell'Interno Salvini, sulla possibilità di sforare i parametri concordati con Bruxelles, sono state riconosciute come uno dei motivi principali di questo improvviso innalzamento, insieme alle incertezze politiche di un Governo che potrebbe sciogliersi un minuto dopo le elezioni europee, per conclamata incompatibilità.

A questo aspetto comunicativo – spesso sottovalutato dall'attuale esecutivo - si aggiungono i noti buchi di bilancio causati dalle entusiastiche – e disattese – prospettive di crescita presentate all'Europa ed ai quali, adesso, bisognerà porre rimedio, ricorrendo ad aumento dell'IVA.

In caso contrario, i mercati continueranno a mantenere alto lo spread nei confronti dell'Italia. Per questa via, verranno inficiati i buoni risultati di un'economia - in questo caso del comparto industriale – che, anche senza un clima particolarmente favorevole, è riuscita a mantenere la barra dritta, ma non potrà sperare a lungo in grandi performance con nuove difficoltà nell'accesso al credito, tassi d'interesse elevati ed incertezza nel futuro, scaturenti da uno spread ad alti livelli per troppo tempo.