La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Le parole sono importanti: comunicazione, fiducia, produzione
14/Settembre/2018
Politica Economica

Esistono vari tipi di matrimoni: quelli d'amore, quelli di convenienza e quelli combinati.
Il Governo gialloverde non è sicuramente il frutto di un amore appassionato e, dopo quasi 100 giorni dallo scambio delle fedi, inizia, forse, ad avvertire i primi scricchiolii di una possibile crisi coniugale.
Il contratto di Governo è stata la strada scelta per la realizzazione di obiettivi comuni e realizzabili nell'interesse del Paese. La carta, però, a volte, non canta.
Nel compimento del contratto, ancora lungi dal realizzarsi, sono talvolta uscite le contraddizioni in seno ad obiettivi dichiarati "comuni", come se si fosse sottovalutato il freno che la realtà impone ai sogni.
Se nello svolgersi degli eventi si cela la verità, guardando dentro quelli delle ultime settimane si nota, sopra ogni altra cosa, la difficoltà di comunicare con una sola voce le intenzioni e i fatti che il Governo si impegna a realizzare, di fronte al resto del mondo.
La gara di visibilità dei protagonisti, invece, è sembrata rivolta ad un pubblico più ristretto, quello dei rispettivi elettori, con il rischio di generare effetti controproducenti per il Paese.
Comunicazione e spread, ad esempio, spesso legati a dinamiche di annunci e intenzioni, sono costate, nei giorni scorsi, qualcosa come 5 miliardi di euro. La carta, in questo caso, canta, e si vedrà nel bilancio 2019 alla voce "interessi".
La necessità di una scelta univoca, non sempre possibile, si è palesata in Europa, nel caso Orban, laddove la maggioranza si è divisa, votando contro le sanzioni (Lega), ed in favore (M5S). Certo non un segnale di armonia e solidità.
In molti, dopo l'uscita dei dati Istat sulla produzione industriale italiana, con la certificazione, a luglio, del primo calo annuo (-1,3%),da giugno 2016, puntano il dito, oltre che sull'andamento europeo dell'economia e sul peso delle guerre commerciali in atto, anche sull'indefinibile direzione data dal Governo su alcuni temi cruciali.
Con un clima di fiducia verso il futuro che tende a calare - secondo uno studio Markit, ai minimi storici dal giugno 2013 - gli imprenditori diminuiscono la produzione per paura di trovarsi stock di merce invenduta; questo pesa sulla crescita e, di riflesso, sull'occupazione.
Secondo il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, la bassa crescita di questi anni ha già comportato una perdita di 2 mila euro di reddito per ogni cittadino.
L'indice composito della nostra economia (manifattura più terziario) è caduto al livello più basso degli ultimi 22 anni, a quota 5,17: in ultima posizione fra i paesi della moneta unica.
Sullo sfondo di tutto questo si dovranno affrontare temi che vedono i due partiti di Governo viaggiare su rette parallele: TAV e la TAP su tutti.
La speranza è almeno quella che si discuta a finestre chiuse.
Ad aggravare il peso di questa mano di carte poco fortunata, le recenti parole del Commissario Europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, il quale ha dichiarato : "C'è un problema che è l'Italia", riferendosi alle nostre difficoltà di ridurre il debito pubblico e al contempo far quadrare il bilancio, favorire gli investimenti, garantire i servizi.
Anche in questo caso, ed in attesa della legge di bilancio, sarebbe stato bene ricordare che il silenzio è d'oro e le parole sono d'argento.