La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
La fuga dei capitali: segnali e conseguenza di orientamenti quantomeno azzardati
12/Settembre/2018
Politica Economica

In questi ultimi giorni, si è assistito ad un cambio di rotta, almeno nelle intenzioni e sul piano della comunicazione, da parte del Governo.
Dietro questa scelta incoraggiante, esistono varie motivazioni, prima fra tutte l'impennata dello spread e la necessità di tranquillizzare i mercati, onde evitare i molteplici effetti che esso genera sull'economia reale.
Con il rischio di chiudere il recinto solo dopo aver visto scappare i buoi, in futuro sarebbe bene tenere a mente i segnali precursori di una tensione che, seppur lieve e passeggera, peserà già circa 5 miliardi di interessi in più sul bilancio 2019.
Stiamo parlando di fuga dei capitali, dato leggibile in due tempi che si sovrappongono: segnale d'allarme e naturale conseguenza dell'aumento del differenziale fra i nostri titoli e quelli tedeschi.
Secondo dati aggiornati della Banca D'Italia, infatti, fra maggio e giugno 2018 si è registrata una fuga di capitali pari a circa 75 miliardi di euro, di cui 55 miliardi riferentesi a Titoli di Stato ed altri 20 rinviabili a titoli e azioni.
Tradotto: spaventati dal rischio di dover pagare in modo più salato le conseguenze di una nostra possibile crisi, gli investitori stranieri scappano dai nostri titoli, cedendoli ad acquirenti italiani (mondo finanziario e privati).
Tutto ciò genera calo della fiducia e degli investimenti esteri in Italia.
Un ulteriore affanno per le nostre Banche che, con l'aumentare dei rendimenti sui titoli del debito vedranno diminuirne il loro prezzo sul mercato, subendo una flessione dei valori patrimoniali.
Ciò, ovviamente, riduce la loro capacità di finanziamento del sistema produttivo.
Alla fine, il risultato della fuga di capitali è sempre uno: l'impoverimento dello Stato dal quale si scappa!.
A fronte del famoso e contestato scudo dell'allora Ministro dell'Economia Tremonti, per riportare i capitali privati in Italia, si sta cercando di tamponare il problema, rassicurando il mercato, enfatizzando le intenzioni del Governo che non sarebbero contro le imprese, bensì presupporrebbero, attraverso la testimonianza della flat tax e di altri orientamenti come l'accettazione dei principi dell'impresa 4.0, un sostegno alle entità produttive, per dare tono all'economia.
Istanza finale: cerchiamo di trattenere i capitali attraverso strategie economiche in grado di rassicurare e non impaurire.
Si parla di "banchi di prova", rappresentati dal DEF, di fine settembre, e dalla Legge di Stabilità di fine ottobre.
Nell'attesa di questi documenti, sui cui contenuti il Ministro Tria è rassicurante, giorno per giorno bisogna muoversi con attenzione e prudenza.