La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Gli incentivi fiscali non bastano per stimolare gli investimenti
02/Ottobre/2019
Politica Economica

di Lorenzo Guidantoni

Mario Draghi, arrivato al termine del mandato di 8 anni alla guida della BCE, lancia un monito ai Paesi Europei particolarmente coinvolti in questa congiuntura sfavorevole: "è essenziale una azione efficace e tempestiva", con riferimento a maggiori investimenti e ad un rapido accordo che conduca all'unione bancaria.

Anche nel caso di un Paese come l'Italia, investimenti corposi, accompagnati da riforme strutturali, mitigherebbero l'effetto di un debito elevato, poiché più sostenibile nel lungo periodo.

La risposta del Governo, espressa nella NADEF, e resa nota poche ore fa, invece, sembra quella dell'Amleto di Laforgue, in cui Carmelo Bene recita: "E vivacchio, vivacchio, sono troppo numeroso per dire sì e no…".

Nei fragilissimi equilibri di questo esecutivo a 4 voci, "troppo numeroso" per tracciare una via decisa ed unica verso lo sviluppo, a favore del quieto vivere si è confermata la presenza di riforme costose - e fin qui fallimentari -  distribuendo i pochi investimenti  verso micro incentivi e micro tagli del cuneo fiscale.

Successivamente, ci si affiderà al giudizio dell'Europa per la voce "reperimento risorse", con i 7 miliardi provenienti dall'evasione fiscale, verso i quali "non v'è certezza", qualcosa che a Bruxelles dovranno accettare sulla fiducia.

Intanto, la società di rating Fitch conferma la crescita del 2019 bloccata fra il - 0.1 ed il +0.1%,  annunciandola debolissima per il 2020, attorno al +0.4%.
Facendo il giro, torniamo quindi a Mario Draghi.  

A fronte delle condizioni favorevoli o, quantomeno, a difesa del sistema, che egli ha creato in questianni, l'Italia non ha saputo sfruttarne mai a pieno l'occasione, soprattutto se paragonata agli altri Paesi dell'eurozona.

Lo sviluppo sostenibile, per il quale occorre produrre, favorire la crescita creare e, solo dopo, redistribuire, non è stato la stella polare delle politiche economiche nostrane.

Si è spesso intervenuti con l'incentivo, la "piccola mancia per i grandi problemi" come la definiva Flaiano, senza abbinare investimenti pubblici a riforme strutturali, bensì sostenendo un "welfare" sempre più oneroso e fine a se stesso.

Le imprese non investiranno maggiormente se il quadro resta quello attuale. Bisogna intervenire nello snellimento della burocrazia, eliminare i lacci del mercato del lavoro, garantire la certezza dei tempi nell'azione penale e nelle controversie civili.

Altrimenti il treno sarà di nuovo passato e noi resteremo a guardarlo, sperando nel passaggio di quello successivo.