La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Coincidenza, ma a pensar male…
21/Marzo/2019
Politica Economica

Ricordate tutti gli scandali, o presunti tali, che, negli scorsi anni, hanno colpito le banche italiane, tipo la Banca Popolare dell'Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara? 

Tutto fu causato, o comunque incrementato, dalla decisione dell'Unione Europea, nella Commissione guidata dal Commissario Marghethe Vestager, di non consentire "l'aiuto di Stato" nel salvataggio delle banche nazionali.

Fece storia il caso Tercas, per il cui salvataggio intervennero la Banca Popolare di Bari ed il Fondo Interbancario. Quest'ultimo sostegno fu, poi, bocciato e impedito da Bruxelles, in quanto ritenuto, per l'appunto, "aiuto di Stato". Tale decisione lasciò sola nell'operazione di ricapitalizzazione la Bp di Bari che, andando avanti nel progetto, intaccò il proprio capitale in maniera significativa.

In Italia, sottolineiamo, per reciproca memoria, già da tempo era stato avviato un processo di riforma del sistema bancario nazionale che mirava, nel tempo, a ridurre, se non addirittura eliminare, le Casse di Risparmio e le Banche Popolari, in favore di Banche di dimensioni più significative, con capitali maggiori e, quindi, più solide. Detto risanamento era stato voluto dall'Unione Europea.

Da quella scelta riguardante la Banca Tercas, però, le cose sembrano, oggi, essere cambiate.

C'è qualcosa di diverso nell'aria che ha fatto sì che proprio il Tribunale europeo, nella giornata di ieri,  giudicasse ingiusta e illegittima la decisione presa all'epoca, ritenendo invece assolutamente legittimo l'intervento del Fondo Interbancario. 

Per tale via, si dà ragione alla posizione assunta da sempre dalla Banca d'Italia che sottolineava come il Fondo non utilizzasse risorse pubbliche. Ora, il Presidente dell'ABI, Antonio Patuelli, chiede le dimissioni del Commissario della Commissione UE e il rimborso dei risparmiatori. Onore a chi aveva ragione sin dall'inizio.

Nel frattempo, però, la frittata è stata fatta. Un grosso danno, per alcune Banche e alcuni risparmiatori, irrimediabile, è stato creato.

Ma, ci chiediamo, quante Banche si sarebbero potute salvare? Quanti risparmiatori, soprattutto, si sarebbero potuti salvaguardare, utilizzando il tanto disprezzato aiuto di Stato? Quanti scandali si sarebbero potuti evitare?

Queste domande nascono, crescono e trovano smarrimento nell'apprendere che tale decisione arriva in collegamento a problemi che stanno investendo il sistema bancario tedesco.  Si precisa, per completezza d'informazione, che in Germania non è stato attuato alcun processo di risanamento del mondo del credito che conta, ancora oggi, ben 385 casse di risparmio e 875 cooperative presenti sul territorio.

Quando la Germania opta per la fusione Deutsche Bank – Commerzbank, proprio quando si valuta un possibile intervento dello Stato tedesco su queste nozze, solo allora l'Unione Europea rivede la propria posizione al riguardo, giudicando non valida la scelta presa sul caso italiano.

C'è stata, forse, un'azione politica attenta e mirata che ha fatto sì che le "ragioni di Stato" prevalessero su quelle Europee?  Abbiamo, forse, peccato, negli anni, in politica estera, almeno nei confronti dell'Europa? Abbiamo, forse, chinato troppo il capo, dimenticando lo spirito patriottico in favore di un'Europa che, solo oggi, ci riconosce i sacrifici fatti? Forse, la nostra politica aveva dimenticato di fare valere la propria voce in nome della tutela dei risparmiatori, distratta da continue polemiche ed accuse sul fronte interno?

Forse. Forse è accaduto tutto questo, o forse no.

Forse, semplicemente, i disastri di casa nostra hanno fatto scuola e, ora, si sta cercando di non sbagliare più, ponendo rimedio, ove e quando possibile, agli errori fatti.

Ciò, però, accade quando ad essere a rischio è la Germania, con i suoi risparmiatori.

Un caso? Una coincidenza? Forse, ma a pensare male…..

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.