La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Burocrazia: la ragnatela dello Stato
13/Settembre/2018
Politica Economica

Quello fra lo Stato e le aziende private inizia ad essere nodo centrale di tutte le vicende susseguitesi negli ultimi mesi in Italia, dalla capacità di creare posti di lavoro alle tragedie come il Ponte Morandi.
La necessità di chiarezza in questo rapporto diventa la condicio sine qua non per individuare una prospettiva di cambiamento.
Al di là delle prese di posizione della politica italiana, spesso incerte e confuse, c'è una realtà fatta di partnership costante fra la domanda che lo Stato fa per soddisfare i suoi servizi e la capacità delle aziende di esaudirla, secondo norme contrattuali stabilite.
Al termine di questo processo ci sarebbe il famoso "conticino da saldare", citando il falegname giudeo Aronne Piperno, nel film il "Marchese del Grillo".
Se, per fortuna, la risposta dello Stato non è ancora quella del Sordi papalino, i segnali di una situazione grottesca ci sono tutti, secondo Confindustria, ed in particolare nel settore sanitario, dove sempre più le ASL stanno vietando la cessione del credito ai propri fornitori.
Quella del factoring è una figura negoziale ormai di prassi, per mezzo della quale, a fronte di un credito, in questo caso con lo Stato, l'azienda, sostenendo un ovvio costo per interessi, incassa il relativo ammontare immediatamente da parte della società finanziaria. In questo modo può sostenere la liquidità e continua ad investire sul mercato e copre le spese verso terzi.
Al tempo stesso, la società di factoring riceve la forte garanzia di un debitore, lo Stato, che, seppur lento (104 giorni di attesa nei pagamenti, rispetto ai 30 della Germania), prima o poi soddisferà il suo debito.
Questa soluzione sembra si stia interrompendo, come denunciato dall'Assifact e dalle imprese coinvolte.
In verità, la macchina statale, non volendo trovarsi alla porta società di factoring capaci di esercitare con la forza del loro vantato credito (11,8 miliardi nel 2017 di cui 3,9 nel settore sanitario), una forte pressione per la riscossione rapida, preferisce, mettendo da parte l'etica, intrattenere rapporti con molte, piccole società e strutture, per evidenti motivi di forza negoziale.
Queste ultime, pur di non restare fuori dal mercato, si presteranno a rimanere in una ragnatela burocratica dalla quale potranno solo sperare di liberarsi appena possibile, senza la forza di alzare la voce per far valere i propri diritti.
La richiesta di Confindustria e delle imprese di factoring di un confronto con il Governo per la risoluzione di questo problema e di quello legato ad altre mille difficoltà burocratiche, come lo stesso complicato iter per ottenere la cessione del credito stessa, non ha fin qui trovato interlocutori attenti, come si evince dalla dichiarazione rilasciata dal Segretario Generale dell'ASSIFACT, Alessandro Carretta.
A fronte dei passi in avanti fatti con le procedure innovative di qualche anno fa, come la creazione di piattaforme per la certificazione del credito e le fatture digitali, c'è il forte rischio di tornare indietro.