La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Il Ponte (infinito) sullo Stretto.
22/Giugno/2020
Politica Economica

dì Lorenzo Guidantoni

A distanza di quasi un decennio dalla fine del progettato "Ponte sullo Stretto di Messina", il Governo torna a rivalutare quanto ideato all'inzio degli anni 2000 dall'esecutivo Berlusconi bis.

Gli obiettivi sono sempre gli stessi: dare slancio a un Sud sfibrato, attrarre turismo e movimentare merci in maniera più snella, colmando quei 3.3 km di mare che rallentano lo sviluppo economico delle due regioni con il reddito pro capite più basso d'Italia, ovvero Calabria e Sicilia.

Dario Franceschini (PD) rispolvera verità già svelate in un passato nemmeno troppo remoto dall'ex AD delle Ferrovie, Mauro Moretti, dichiarando: "Per fare l'alta velocità al Sud serve il Ponte sullo Stretto."

Con le ingenti risorse economiche europee attese dall'Italia e il "libro dei sogni" del Premier Conte  che si compone di 187 progetti specifici - ma implementabili con altri- il Ponte potrebbe trovare spazio per una realizzazione fermata a pochi secondi dalla posa della prima pietra.

Erano i tempi della presidenza Monti, chiamato da Giorgio Napolitano a sforbiciare tutto il possibile per una situazione economica disastrosa, causata dalla crisi dello spread: il Ponte sullo Stretto finì con la beffa di un sud abbandonato, progetti rimessi nel cassetto, la figura barbina rimediata a livello internazionale con i partner chiamati a collaborare, e il solito sperpero di denari pubblici.

Dall'epoca austera del Governo dei tecnici, il quadro europeo è cambiato, così come il clima fra i vertici politici delle regioni coinvolte.

Calabria e Sicilia, con sommo ritardo, si sono convinte della necessità di un collegamento stabile e di un'opera innovativa; le gazzette che si batterono a supporto delle aziende dei traghetti, oggi hanno cambiato atteggiamento e appoggiano la realizzazione dell'opera.

Si è quindi tornati a parlare dei tempi di costruzione. Confindustria fissa in 6 anni la durata dei lavori, con un costo pari a 8.5 miliardi di euro e un rendimento economico intorno al 9%.

Il prepotente ritorno del Ponte, che Giuseppe Conte ha già dichiarato di prendere "in seria considerazione", segna l'ennesimo salto nel passato di un Paese troppo timoroso verso gli investimenti nelle infrastrutture, delle quali, oggi, però, non può fare a meno se vuole lanciarsi con slancio verso il futuro.

Intercettato telefonicamente uno degli ex membri del CdA per il Ponte sullo Stretto, ho ricevuto una laconica ma articolata risposta, che ben spiega i mali di questo nostro passato incompiuto:

"Fino al 2008 il Ponte era un sogno che si stava realizzando, malgrado forti contrasti politici provenienti prevalentemente da sinistra, la freddezza della comunità calabrese e siciliana, le azioni delle lobby a difesa di situazioni esistenti, come il tradizionale traghettamento di treni e passeggeri.

Si era iniziato a costruire sulla costa calabrese il raccordo tra ferrovia e Ponte. Alcune aziende come la Parsons Corporation – realtà ingegneristica statunitense fra le prime al mondo nell'engeneering dei ponti sospesi  – aveva trasferito in Italia i tecnici con loro famiglie, fidandosi degli impegni presi dallo Stato, che autorizzava e rassicurava sulla realizzazione dell'opera.

Sappiamo tutti come è andata a finire. A dare il colpo di grazia al Ponte, attraverso il sarcasmo, ci ha pensato poi Antonio Albanese, con la sua arguta ironia e il famoso "Ponte di Pilu".

Oggi, se ne ritorna a parlare con argomenti che erano in evidenza già 10 anni fa, dall'alta velocità ai benefici per l'economia del Sud.

Personalmente, anche se voglio essere speranzoso, non credo che il progetto ripartirà.

 Forse, se si vuole ridare un nuovo impulso al Mezzogiorno, sarebbe meglio spostare l'attenzione sul tunnel sottomarino, detto Archimede, che l'Eni aveva sviluppato negli anni 60'."

Foto https://pixabay.com/it/photos/ponte-del-giubileo-d-argento-402943/