La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
La storia non ci assolve. "La politica economica italiana dal 1968 ad oggi" dì Salvatore Rossi.
06/Febbraio/2020
Archivio News

dì Lorenzo Guidantoni

Salvatore Rossi, con una certa dose di civetteria, si professa "storico dilettante". Il curriculum dell'attuale Presidente Telecom, già ex Direttore Generale della Banca D'Italia, è però garanzia di autorevolezza per il complesso racconto della nostra storia economica più recente, riassunta magistralmente in un libro giunto alla sua quarta edizione: "La politica economica italiana dal 1968 a oggi".

Se per uno storico le date sono punto di partenza di ogni narrazione, Rossi individua gran parte dei problemi attuali nel 1968, quando la miccia del debito pubblico viene accesa sulla spinta delle incendiarie proteste di piazza, dalla tremante mano di una politica fino ad allora sorda verso le richieste della società.

Allo slogan della folla "vogliamo tutto", la politica risponde "e noi diamo tutto". Seguendo questa via, nel corso di un solo decennio si impenna la spesa pubblica in rapporto al PIL, rimandando per tutti gli anni 80 e 90' la ricerca di un pagatore. Si sceglie il sacrificio delle future generazioni per i vantaggi di un presente cristallizzato come in sogno. Fino all'inizio del nuovo millennio, quando l'Europa suona la sveglia.

Il 1968 non è però soltanto lo spartiacque della politica e della società, perché la miccia accesa innesca anche uno stravolgimento nel mondo del lavoro, con la figura dell'imprenditore trasformato in bersaglio sociale, intimorito dalla grande dimensione, dalla sua complessità e dal carico di visibilità e rischio che ne consegue.

Nel corso degli anni successivi al 1968, l'impresa italiana si rinchiude sempre più nella piccola dimensione, laddove non sia bendisposta a passare la mano, magari ad investitori stranieri.

La storia non ci assolve nemmeno riguardo la scarsa efficienza del sistema produttivo. Nel complesso di una rivoluzione tecnologica iniziata negli anni 90, imprenditori e politica si fanno trovare impreparati e, fra lassismo e timore, l'Italia non coglie la sfida del cambiamento, vedendosi superare da altre economie più lungimiranti e dinamiche.

Il risultato di questo lungo percorso  è oggi visibile a tutti, dentro la crisi di un sistema per la quale in molti invocano sempre più spesso l'intervento dello Stato.

In questa attualità Salvatore Rossi torna a vestire nuovamente i panni dello storico, osservando la ciclicità di un atteggiamento per il quale "Stato significa protezione", dentro la melmosità di un vecchio retaggio che, per ragioni culturali, in Italia è ancora fortemente radicato.