La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Giuseppe Zamberletti: un uomo simbolo
29/Gennaio/2019
Attualità

Qualche giorno fa, ci ha lasciato Giuseppe Zamberletti, ricordato sui media, per essere stato il "padre della Protezione Civile".

Il suo nome è collegato ad alcune tra le più rilevanti opere di ricostruzione a seguito di calamità naturali avvenute in Italia, in particolare, per il terremoto del 1976 in Friuli e quello del 1980 in Irpinia ed in Basilicata.

La sua firma, umana e professionale, fu maggiormente visibile nella ricostruzione friulana, laddove, sostenuta dal supporto corale della politica e di una forte spinta solidale del Paese nei confronti della tragedia, fece valere la sua capacità organizzativa, la sua determinazione strategica, ed il suo rapporto umano con le comunità colpite.

L'esperienza positiva del Friuli non riuscì a ripetersi in Basilicata, dove fu coinvolto in una inchiesta parlamentare per situazioni complicate e certamente a lui non ascrivibili.

Dopo la tragedia di Vermicino, si capì, finalmente, che l'Italia si doveva dotare di una struttura stabile per gestire le calamità, e "Mr. Terremoto", ovvero "Zorro", per la sua passione di radioamatore, venne nominato Ministro per la Protezione Civile.

Negli articoli apparsi dopo la sua dipartita, vengono richiamate in maniera sfuggente altre, importanti cariche ricoperte da Zamberletti nel corso del suo impegno professionale.

Egli fu presidente AGI (Associazione Grandi Imprese),  in un momento particolarmente delicato per gli equilibri economici ed i rapporti fra grandi e piccole imprese di costruzione, ma fu anche Presidente della società che avrebbe dovuto costruire il Ponte sullo Stretto di Messina.

Egli – e lo può testimoniare chiunque lo avesse conosciuto in quegli anni – fu un appassionato sostenitore del progetto, in quanto vedeva in esso una fondamentale leva per lo sviluppo del Sud.

Uscì deluso da quell'esperienza, insieme a Folco Quilici, altro grande italiano,  membro del CdA di quella società. Erano entrambi sostenitori del progetto "Ponte sullo stretto di Messina" che poteva essere, nel rispetto dell'ambiente, un importante realizzazione per tutto il Paese, dando una sferzata all'economia del Sud.

Il richiamo di questo ultimo Zamberletti, ci da lo spunto per unirci al suo rammarico per quel che poteva essere e non è stato, a causa, in una certa misura, della mancanza di visione della classe dirigente, politica - e non solo - del Paese, forse tanto coraggiosa nel ripartire e determinata, a volte, solo a parole, nel ricostruire, quanto scarsamente lungimirante nello svilupparsi, proiettandosi con fiducia nel futuro.