La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Sulla carta credito, ma sul conto debito.
24/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Sulla carta tutto sembra semplice.
Almeno questo si è pensato in emergenza, con i decreti presentati fra l'inizio di marzo e quello di aprile, che comprendevano un articolato piano di finanziamenti , casse integrazioni e agevolazioni varie.

E' proprio sulla carta, però, che tradizionalmente le buone intenzioni italiane si impantano, si arrestano, diventano lettera morta.

E così, a distanza di settimane, il decreto "Cura Italia" risulta ancora bloccato alle camere, le casse integrazioni vanno a rilento e il mondo delle banche, invase dalle richieste, inizia ad aggiungere ulteriori moduli e preoccupazioni, per un Paese che si avvia gradualmente a tornare nei luoghi di lavoro.

Recentemente, Antonio Patuelli, Presidente ABI, rassicurando sulla velocità dei prestiti fino a 25.000 euro, ha richiesto, tra l'altro, uno "scudo penale" per tutelare  gli organismi deliberanti di banca e potere, così, dare un seguito alle esigenze di rapidità. 

In ogni caso, centinaia di imprenditori iniziano a lamentare le difficoltà burocratiche e le lentezze per l'accesso al credito, non sempre accordato con la scioltezza promessa.

Come era prevedibile, all'idealità della carta si sta contrapponendo la realtà di chi fa impresa e combatte ogni giorno per sopravvivere, assolvendo i suoi doveri e cercando, al contempo, di rilanciare business che al momento (un momento lungo oltre due mesi) sono fermi e non consentono ricavi.

In tal senso, non pochi denunciano la disparità di trattamento fra i clienti private e commercial, ai quali la liquidità verrebbe fornita senza troppi problemi, mentre per lo small business si erigerebbero portali telematici traballanti, moduli e dinieghi dovuti a crisi pregresse, più o meno difficili da definire nell'ambito di una economia sommersa diffusa.

Un labirinto del credito difficile da sbrogliare, in cui tutti oppongono le proprie ragioni, con uno Stato in difficoltà, al quale sono giunti al pettine nel momento più cruciale dal primo dopoguerra, tutti i complessi problemi e attriti fra mondo il mondo dell'impresa e quello bancario.

Se per le grandi realtà ci si muove con strumenti più agevoli - come l'ingresso di un Fondo CdP da 40 miliardi per le aziende colpite da covid19 e  un ammortamento sul lunghissimo periodo - la struttura portante della nostra economia, micro aziende e PMI, rischia di collassare sommersa da lungaggini e comprensibili, ma letali, interessi di parte.