La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Stagnazione: il cielo nuvoloso sopra l'Italia
21/Gennaio/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Notizia: nel 2020 il PIL è previsto fra il + 0.4% della Commissione UE, dell'Ocse e di Confindustria, e il più ottimistico +0.6% del Governo. 

Nelle incertezze di questo esecutivo giallorosso, i numeri segnano un confine entro il quale è possibile definire i tratti distintivi della sua azione, configurando una stagnazione politica ed economica preoccupante, poiché divenuta sistemica nel complesso succedersi delle maggioranze.

E con la mancia come bandiera, dall'oneroso taglio del cuneo fiscale, per un vantaggio irrisorio di una ventina di euro a lavoratore, fino alla difesa del contestato reddito di cittadinanza, il segno della discontinuità è rintracciabile solo nelle differenti modalità  di comunicazione dei suoi protagonisti.

A differenza del 2019, si rileva una ritrovata pacatezza da parte del Premier Conte, questa volta autocensuratosi a cavallo fra capodanno e la ripresa dei lavori nelle previsioni di un nuovo  "anno bellissimo".

Sorvolando sul desolante  quadro della nostra politica litigiosa, impegnata fra il dibattito attorno a Bettino Craxi e la più attuale crisi libica, ciò che preoccupa maggiormente è la congiuntura persistente generata dalla guerra dei dazi, dalle tensioni con l'Iran, dalle difficoltà del gigante tedesco. 

Le ripercussioni di quanto su citato si fanno sentire sulle aziende di punta e nell'export, comparto rifugio di una economia scarsamente vivace al suo interno. 


Come un narciso, non riuscendo a risolvere i suoi conflitti interni, l'Italia vende al meglio le sue eccellenze fuori dai confini, costringendosi a vivere con le dita incrociate per la bulimia delle nuove economie ed una stabilità globale sempre minacciata da scossoni imprevisti.

Un mix di mali storici irrisolti e sopravvivenza politica che generano la spirale fatta di paura, calo degli investimenti, disoccupazione, aumento del debito, maggiori interessi nei titoli di Stato, con una remunerazione oltre il 2% su quelli trentennali.

"Potrebbe anche piovere", direbbero i scarcastici. "Il cielo sopra l'Italia è molto nuvoloso" osservano i più realisti.