La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Realtà e riforme
04/Novembre/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

"Se il lavoro non c'è, la strada è obbligata: o lo si crea con investimenti e crescita oppure diventa solo una grande illusione."

Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, nella sua rubrica a pag. 31 del 28 ottobre 2019, raccoglie in poche righe una realtà dalla quale la classe politica sembra stia cercando di fuggire con tutti i mezzi a disposizione, già da troppi anni.

Il mondo dell'impresa e del lavoro si sono trasformati ad una velocità che spesso ha lasciato disorientati anche i più illuminati economisti, facendo dimenticare come le regole di base del capitalismo  - e della politica che lo regola e sostiene – siano, relativamente sempre quelle citate.

A fronte di un risparmio pubblico insufficiente negli ultimi tre anni, la sempre più esigua possibilità di manovra espansiva in mano ai Governi si è frammentata in mille rivoli, costituendo una vera e propria dispersione, con incentivi a pioggia, su un terreno troppo vasto ed arido per generare qualsiasi fioritura.

A gravare la posizione della politica, e le conseguenti reazioni  - disamore o reazione emotiva dell'elettorato- si aggiunge il fatto che i comparti maggiormente bisognosi degli investimenti mancati sono anche i perni centrali di una crescita che stenta a decollare: dalle infrastrutture all'ammodernamento della PA, fino al supporto alle imprese, come quello, particolarmente efficace, sulla defiscalizzazione dei profitti reinvestiti.

Le riforme tanto evocate, ossia l'azione attraverso la quale una democrazia rinnova se stessa e le sue funzioni, finiscono per essere viste dall'opinione pubblica come un alibi del "non fare a breve", rinviando il tutto ad un futuro più o meno lontano.

La situazione attuale sembra necessitare di un doppio binario: uno di breve periodo, nel quale si trovino soluzioni immediate ai bisogni più urgenti della comunità (occupazione, progetti di equità sociale etc.); l'altro, sul medio – lungo periodo, di carattere strategico, in cui le riforme (del fisco, della giustizia, della PA) debbono essere delineate e attuate.

L'azione di Mario Draghi può essere testimonianza di tutto questo: il "Quantitative Easing", per dare respiro e sostegno all'economia europea, nel segno del whatever it takes, slogan del suo mandato, ha funzionato.

Più dettagliatamente, il "bazooka" è stata un'arma estrema per combattere stagnazione e deflazione che, alla fine, si è rivelata mossa vincente poiché concentrata su un macro problema, oltre gli eccessivi rigori e snobbando i corollari negativi che avrebbe inizialmente causato.

Allo stesso modo, in Italia si dovrebbero focalizzare investimenti e spesa in settori dai quali, "a cascata", le conseguenze di una situazione economica attorno allo zero virgola (disoccupazione, precariato, meno consumi), si alleggerirebbero in maniera naturale.

Tale operazione richiederebbe comunicazioni precise e puntuali da parte dei leader; un quadro della realtà comune per mezzo di una informazione oggettiva,  ed una unione di intenti fra forze politiche ed opinione pubblica, basata sul collante di una fiducia capace di legare i sacrifici atti ad ottenere il risultato; banalizzando, la stessa dinamica che si crea attorno alle squadre vincenti in ogni sport.

Fiducia è la parola chiave. Se esiste questo sentimento verso il Governo e la classe dirigente, si muovono i consumi e si attivano gli investimenti.

Non si esce assolutamente da una tale istanza!