La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Preparare una linea strategica per impattare il debito.
03/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

Una serie di scambi epistolari alla ricerca della chiarezza perduta.

Negli ultimi giorni, le lettere hanno segnato la cronaca politica di un'Europa sempre più in difficoltà davanti alla pandemia, insieme alla realtà di un Paese, l'Italia, dove i problemi del presente rischiano di far perdere la lungimiranza necessaria per costruire, da subito, il futuro.

"Dovremo imparare a convivere con il coronavirus", come dice il Ministro della Salute, Roberto Speranza.

Se questa nuda verità non può essere contraddetta - salvo l'improvvisa scoperta di un vaccino -  la necessità di costruire il futuro e pensare a come ripartire con un debito che, secondo le previsioni, supererà quota 160% del PIL nazionale, è stringente.

Mentre le produzioni di meccanica, acciaio e ceramica italiane sono ferme, altri Paesi come la Germania continuano a lavorare, rubando fette di un mercato in lockdown insieme al resto della popolazione europea, ma pur sempre attivo per soddisfare le esigenze dei consumatori in quarantena.

Con questa premessa e in attesa della ripartenza, studiare il modo di rientrare dei debiti accumulati in questa prima parte del 2020 è un tema al quale la politica non può sottrarsi.

Tanto più che un attacco speculativo verso l'Italia a termine della pandemia è quasi certo: se non si attueranno efficaci misure a protezione del sistema, il rischio finanziario cui andiamo incontro sarà terribilmente elevato.

In questo senso, il primo segnale di pericolo lo riporta Bloomberg: la CommerzeBank, banca con lo stato tedesco fra i suoi soci, starebbe consigliando di vendere i BTP italiani, inevitabilmente trasformati in titoli junk, ovvero spazzatura, una volta che il nostro debito supererà quota 150% del PIL.

Alla risposta sdegnata per tale ipotesi - giunta dal  Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni,  l'esecutivo, pur impegnato in prima linea contro la pandemia, farebbe bene a formulare una piano strategico per la ripresa e la messa in ordine dei conti nel dopo lockdown.

Sulle ipotesi di tassazione in un sistema economico dai difficili contorni – ma sul quale, è certo, si lavorerà nel segno della recessione, se non della depressione-  le previsioni e i piani di rientro non sono facili: le armi a disposizione sembrano poche e rischiano di essere tutte a "doppio taglio".

In una situazione emergenziale, con l'aumento dell'IVA di almeno 2 punti -dai beni di lusso a quelli essenziali-  lo Stato potrebbe tornare a far cassa: un piccolo sacrificio per i consumatori e una partita di giro per le aziende, che troverebbero respiro nei tempi lunghi dei pagamenti.

Per questa eventuale manovra, però, in molti sono già pronti a tirare fuori i numeri provenienti dal Giappone alla fine del 2019, dove si è registrato che l'aumento dell'IVA ha comportato un  pesante contraccolpo della domanda, vanificando ogni sforzo del governo nipponico, fortemente indebitatosi per le Olimpiadi sfumate a causa del coronavirus.

Altra ipotesi per rendere il debito più sostenibile agli occhi del mercato, sarebbe un intervento sulla ricchezza privata degli italiani, i quali, però, a loro volta risultano fra i più "tartassati" del mondo. Tale misura esporrebbe al  rischio di una ulteriore depressione dei consumi, già stimati dall'Istat, per il 2020, in 52 miliardi di euro.

L'incertezza della reazione sociale è l'elemento centrale da valutare per ogni misura da prendere a stretto giro, in vista del riordino di un debito monstre che aumenta ogni giorno fra cassa integrazione in deroga e misure straordinarie per l'emergenza sanitaria.

In questo senso, di fronte a una delle evasioni fiscali più importanti del mondo, ovvero la nostra, la Flat Tax potrebbe essere di nuovo messa sul tavolo delle possibilità.

Essa consentirebbe di ampliare la platea di coloro che pagherebbero imposte sin ad ora evase, aumentando il volume di entrata nelle casse dello Stato, attraverso una percentuale delle tasse più appetibile.

Il futuro presenta un quadro complesso, fatto di scelte coraggiose da accompagnare a una premessa divenuta consueta per gli italiani: "servono sacrifici da parte di tutti". 

Una presa di coscienza sociale necessaria per affrontare le sfide del futuro.

L'emergenza sanitaria si può trasformare nella tomba di una più vasta e profonda crisi economica se non saranno ripagati i debiti di queste settimane. Una nuova ondata di problemi che rischia di travolgere il Paese alla fine di un incubo fissato, ad oggi - e con molto ottimismo-  al 13 aprile 2020. Anche in questo caso, meglio prevenire che curare: il futuro è oggi.

Si può stare certi che i mercati, soprattutto di fronte a una "condivisione obbligata" delle forze politiche e sociali, reagirebbero bene e in modo consapevole.

Per questa via, si  cancellerebbe l'immagine di un "Paese piagnone", alimentando quella di una nazione avveduta che propone, accanto alle passività del tipo coronabondla  necessità di entrate, contando sulla sensibilità e solidarietà del suo popolo.

Possiamo sbagliarci ma, oggi, gli italiani sarebbero più disponibili ad ascoltare discorsi di questo tipo. La sofferenza crea maturità: le uscite debbono essere accompagnate da entrate, per potere sperare in una effettiva e rapida rinascita.