La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Muoversi senza l'alibi del passato
26/Settembre/2018
Attualità economiche sociali

Ad una parte del nostro Paese, la Sicilia, una delle tante regioni del Sud dal potenziale inespresso, è stato certificato il triste primato europeo della presenza di neet "not (engaged) in education, employment or training", giovani fra i 18 e 24 anni, che non studiano né cercano lavoro, pari al 39,6%,.
Seguono, a stretto giro, Campania (38,6%) e Calabria (36%).
Questi numeri sono significativi, con una premessa: una statistica di questo tipo non prende in considerazione chi lavora in nero, sbilanciando il giudizio su realtà, comunque, particolarmente difficili.
Premesso ciò, si può dire che il welfare familiare ed il risparmio degli italiani tengono ancora in piedi una situazione che ben presto sarà drammatica, con generazioni di giovani fin troppo "coccolati", che si ritroveranno, fra qualche anno, senza alcuna competenza e prospettiva.
Come rete di assistenza per chi è disoccupato - problema ben più complesso di quello dei neet – oltre a quella familiare, una parte del Governo, guidata dai Cinque Stelle, propone la soluzione del "reddito di cittadinanza", dalle cifre e tempistiche di somministrazione comunque ancora poco chiare.
Anche in questo caso, come per la statistica sui neet, sarà inoltre difficile calibrare il numero di effettivi beneficiari, ma tant'è!
In questo quadro, per calmare ogni forma di tensione sociale e spinta verso la criminalità, sembra scontato che il Governo debba trovare delle forme di sostegno efficaci e sostenibili, ben coscienti che il problema dell'occupazione italiana, però, non si risolve con l'assistenzialismo.
Per spingere l'occupazione servono stabilità, fiducia, prospettiva di crescita del Pil , alimentata dagli investimenti, in più settori; il tutto incardinato in linee strategiche certe, chiare e definite, su cui gli imprenditori possono ancorare i loro programmi di investimento.
Spesso si sente dire, da più parti, che "l'occupazione non si crea per decreto", ma è pur vero che attraverso i decreti di legge e la fiducia profusa, si generano le condizioni per investire e creare occupazione.
Realisticamente e costruttivamente, una politica di bilancio attenta alla composizione di entrata, di spesa ed ai saldi, insieme ad una strategia industriale coerente e incisiva, risvegliata dalla cultura d'impresa e spalleggiata da una finanza portata alla creazione e non alla speculazione, rappresentano dei passaggi validi di una visione sana e costruttiva per il Paese.
In definitiva, uscire dallo stallo dell'incertezza e da un orientamento che appare prevalere: per alimentare il consenso popolare, vengono chiamati ed esasperati gli errori del passato. In questo modo non si va da alcuna parte, se non verso l'impoverimento generale che, checché se ne pensi, non può essere mai felice.