La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Lo scambio Messina – Bonomi e la ricerca di una strada maestra.
28/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Alla ricerca di una strada maestra, tracciata dalla politica in mezzo ai mugugni di un popolo preoccupato per una comunicazione insufficiente - fra conferenze che precedono i decreti e contraddizioni che lasciano sgomenti- le dirigenze italiane più autorevoli cercano di dare il loro contributo con proposte indirizzate a una ripartenza che si preannuncia in salita.

Fra gli scambi di idee più interessanti, in questi ultimi giorni si segnalano le proposte del CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina e la risposta del nuovo Presidente della Confidnsutrai, Carlo Bonomi.

Il piano architettato da Carlo Messina risponde a una regola cara ai banchieri, solido pilastro del credito finanziario e troppo spesso messa in discussione in questo ultimo, confuso periodo, in cui molte proposte sono sembrate davvero lontane dalla realtà: "I debiti vanno pagati."

Attraverso "Il Sole 24 Ore", Messina propone una linea programmatica così sintetizzabile: bond sociali, rientro dei capitali dall'estero, valorizzazione del patrimonio pubblico, investimenti pubblici e nella green economy, impiego agevolato del tfr in titoli pubblici esentasse. 

A tale proposta, ospitata dal giornale di Confindustria, il suo nuovo Presidente, Carlo Bonomi, risponde esponendosi per la prima volta dal giorno della vittoria, con una dichiarazione che lo trova contrario ai bond sociali e al rientro di capitali prospettato (quantificato in 100 miliardi), a fronte di uno scudo penale e fiscale per quanti investano in titoli pubblici, che si tradurrebbe in una azione eticamente ingiusta e, in ogni caso, scarsamente risolutiva per i problemi del Paese.

L'idea di fare leva sul debito pubblico, utilizzando strumenti che garantiscano la sua sostenibilità e l'appetibilità dei titoli italiani in futuro, è tema economico molto tecnico e poco popolare ma di fondamentale importanza per le prossime disponibilità del Governo di oggi e per quelli di domani.