La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
L'Italia post pandemia: le previsioni del Centro Studi Confindustria.
03/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

Con l'incognita per il termine del lockdown, da poco esteso fino al 13 aprile, le previsioni del Centro Studi Confindustria, pubblicate il 31 marzo u.s., cercano di delineare il quadro economico nel quale l'Italia si ritroverà alla fine della pandemia.

Prendendo per buona l'ipotesi di una ripartenza della produzione (al 90%) entro la fine di maggio - data lontanissima se si pensa che siamo appena entrati in Aprile – il Centro Studi calcola che il Paese avrà già perso  il 10% del PIL nel primo semestre (-6% nel primo trimestre, -4% nel secondo), e la produzione industriale segnerà un tragico  -20%, rispetto allo stesso periodo del 2019.

Alla fine del 2020, il PIL dovrebbe leggermente recuperare, attestandosi al -6%.

Numeri che fanno paura a tutti: dal mondo delle politica a quello degli industriali, da piccoli imprenditori a dipendenti e liberi professionisti.

In questo quadro si sommano i recenti numeri dell'Istat che, nell'ipotesi di una ripartenza al 100% delle attività produttive solo nel mese di ottobre, prevede un calo dei consumi nel 2020 pari a 52 miliardi di euro.

La complessa situazione in cui ci troviamo può essere alleviata solo grazie all'aiuto dell'Europa, a sua volta coinvolta nella pandemia, seppur in maniera localmente differente. 

Dato da non sottovalutare: mentre in Italia la produzione è ferma, le fabbriche della Germania continuano a lavorare, con il rischio per le nostre aziende - già richiamato da Carlo Calenda - di perdere clienti e miliardi di euro a vantaggio della concorrenza.

Secondo i calcoli del Centro Studi Confindustria, se si attivasse un piano di investimenti europeo da 500 miliardi di euro in tre anni, con misure mirate per sanità, infrastrutture e digitale, l'Italia potrebbe parzialmente recuperare il calo del PIL dovuto alla pandemia, con un +2.5% nel triennio 2021-2024.

Come ricordato da Cinzia Alcidi, del Centro Studi di politica europea, su "Il 24 Ore" del  1 aprile u.s., fra le varie ipotesi (coronabond, trasferimento del bilancio Ue, Helicopter money e uso del Mes), l'elemento fondamentale resta la tempestività di misure che devono soddisfare la "crisi di credito" di imprese e famiglie, per un periodo di transizione inevitabilmente lungo.

Il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, confidando nelle assicurazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, chiede il massimo sforzo al mondo dell'impresa, arginando la crisi con l'assolvimento degli oneri verso i fornitori, per impedire un blocco delle filiere che significherebbe paralisi totale del sistema.

Un'assunzione di responsabilità che deve andare di pari passo con il sostegno concreto dell'Europa e del Governo, da tradurre, secondo la visione di Boccia, in un potenziamento del Fondo di Garanzia e con l'ipotesi di prestiti a 30 anni per le aziende, e a 30-50 anni per lo Stato.