La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Liberare e sostenere il lavoro autonomo
22/Novembre/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

In un articolo a firma di Federica Micardi, apparso sul Sole 24 Ore di giovedì  14 novembre, vengono riportati i numeri del lavoro autonomo, in Europa ed in Italia, e si sottolineano le difficoltà di quanti, per scelta o necessità, svolgono in maniera indipendente la propria professione.

Se i dati ci dicono che in termini assoluti è la Grecia ad avere la più alta percentuale di autonomi sul totale dei lavoratori (29.8%), l'Italia è il Paese che conta più liberi professionisti, circa 5 milioni di persone (il 21.7% degli occupati) in un contesto europeo che coinvolge oltre 33 milioni di persone: Regno Unito(4.8 milioni); Germania (4.1 milioni); Francia e Spagna (3 milioni)

Ciò che caratterizza il contesto dei liberi professionisti italiani è la loro collocazione ai vertici della piramide professionale, in misura del 50%, a differenza di una Europa in cui il lavoro autonomo non è sempre sinonimo di un mestiere altamente remunerativo.

Il numero e la collocazione degli autonomi è disomogenea fra i vari Paesi, ma i problemi sono comuni.

Le difficoltà nello svolgere il proprio lavoro sono denunciate a livello europeo dal 71% degli autonomi, ma in Italia si arriva all'89.9% 

I maggiori ostacoli riguardano la burocrazia, l'incertezza nel futuro ed instabilità degli incarichi insieme al ritardo nei pagamenti.

Se come afferma il Presidente della Fondazione Studi Consulenti, Rosario De Luca, gli italiani, come riscontrato nei numeri, "hanno voglia di mettersi in gioco", è pur vero che la politica e lo Stato si trovano storicamente in imbarazzo di fronte al lavoratore autonomo. E viceversa.

Il  famoso "popolo delle partite IVA" del quale la politica va caccia grossa sotto elezioni, si dichiara scontento delle azioni intraprese in questi anni dagli esecutivi, presentandosi disilluso alle porte del 2020, nonostante una rivoluzione digitale con la quale si promette maggiore snellezza e rapidità dei processi.

Molti autonomi considerano il sistema di tassazione iniquo, mentre lo Stato persegue con sempre più difficoltà le sempre crescenti "finte partite IVA", in un clima di reciproca e scarsa fiducia che ha generato, fra 2009 e 2018, una diminuzione dei liberi professionisti del – 5.14%,  contribuendo a rimpolpare, fra l'altro, l'evasione record del nostro Paese. 

Fuori dalle singole particolarità, rivendicazioni ed interessi, a fronte di una categoria che rappresenta oltre il 20% della forza lavoro, la politica non può più più chiudere un occhio. 

Essa ha il dovere di rendersi parte attiva nel miglioramento delle condizioni richieste, chiarendo le prospettive fiscali future ed assicurando stabilità, a vantaggio di tutte le parti in causa, ed una crescita che necessariamente passa per la diminuzione del nero e l'armonizzazione fiscale.