La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
La sostenibilità ed il problema del Greenwashing.
26/Aprile/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

Nell'articolo "Sostenibilità: tra moda e concretezza", siamo partiti dalla storia del termine per arrivare alla fortuna attuale di un concetto sempre più presente nelle politiche dei Governi, quanto nelle  scelte di investitori e consumatori. 

Ma quale impatto sta avendo la "sostenibilità" sui processi produttivi e nel mondo economico/finanziario: in che modo cambierà il nostro futuro?

Con il termine ESG (Enviromental, Social, Governance) si indicano, in ambito economico/finanziario tutte quelle attività legate all'investimento responsabile(IR)che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziariatenendo, però, in considerazione, aspetti di natura ambientale, sociale e di governance.Ciò riguarda tanto gli investimenti privati (dall'acquisto di azioni ai prodotti di consumo), quanto quelli che le aziende definiscono nei loro bilanci, sulla base di nuove linee programmatiche.

Gli investimenti responsabili valgono attualmente 23 mila miliardi di dollari.

I dati su questo settore vengono diffusi con cadenza biennale dalla Global Sustainable Investment Alliance (GSIA), un'organizzazione che riunisce associazione e forum specializzati in sostenibilità. Secondo gli ultimi dati, l'Europa, con 10,7 mila miliardi di dollari, è il continente più attento agli investimenti ESG.

BlackRock, la più grande società di gestione al mondo, ha previsto che entro il 2028 gli asset europei investiti in ETF con focus ESG, cresceranno di 20 volte,per un valore di 250 miliardi di dollari, rispetto agli attuali 12 miliardi.

Un mercato giovane e ricco quello degli ESG in cui, ovviamente, si registrano le prime storture e la necessità di una regolamentazione. In questo  senso, uno dei problemi più importanti è quello del Greenwashing:   ossia aziende che, tramite il marketing, costruiscono un'immagine del proprio operato -  sotto il profilo dell'impatto ambientale -  falsamente positiva.

La Commissione UE sta lavorando per definire dei parametri che consentano una "classificazione" degli ESG, ma l'astrattezza del termine "sostenibilità", crea non pochi problemi sulla composizione della nuova MIFID, rischiando di generare confusione nei consulenti finanziari quanto nella loro clientela. 


Qualunque sia la prossima regolamentazione per il settore industriale, economico e finanziario, il mondo dei consumi continua a muoversi sempre con maggiore attenzione verso la "sostenibilità", in particolare quella ambientale.

L'automotive è il settore maggiormente sensibile al problema: nel 2018 sono cresciute del 2% le vendite di auto elettriche nel mondo; il car sharing nelle principali città è in aumento (in Italia, Milano guida la classifica con 3290 vetture, poi Roma con 2.188), e le tecnologie in questo comparto sono quelle più all'avanguardia.

Anche l'industria cerca di essere sostenibile. "L'economia circolare", ossia il riutilizzo dei prodotti di scarto e delle materie prime per la produzione di nuovi oggetti, è in aumento da oltre dieci anni. Un mercato in fermento, che si muove rapidamente, il cui ritmo è scandito dalle continue evoluzioni tecnologiche in atto.

Essere "green" non è dunque più solo un fatto di prestigio e blasone, non è diventato solo "etico" essere "sostenibili", ma è anche profittevole.

In questo senso, le nuove regolamentazioni ed obiettivi numerici certi, potranno portare ad una definizione più precisa del termine "sostenibilità", ormai abusato negli studi di settore, quanto nelle pratiche di marketing, in una nebulosità che poteva bastare nei propositi del 1987, quando il termine fu coniato, ma che ora necessita di una definizione precisa, essendo prepotentemente entrato a far parte dei processi economici mondiali.