La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
La richiesta di Confimprese e la complessità del mondo produttivo.
31/Marzo/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Dalle colonne del Sole 24 Ore, il Presidente di Confimprese, Mario Resca, richiama l'attenzione sulle difficoltà attuali e future del mondo del commercio, dai negozi alle botteghe. Migliaia di medie e piccole realtà imprenditoriali - che il Governo ha cercato di sostenere in prima battuta con il decreto "Cura Italia" - rischiano di non riaprire più l'attività a causa del prolungato lockdown e per l'impatto della pandemia sull'economia nazionale.

Il commercio italiano soffre già da tempo a causa di alcuni, noti motivi: dall'erosione della clientela dovuta all'e-commerce aggressivo - portato soprattutto dai big stranieri - al clima di incertezza che frena da anni la propensione al consumo. Tali fenomeni hanno causato la desertificazione commerciale in vaste zone del Paese ben prima della pandemia.

In questo quadro, il coronavirus si manifesta come una improvvisa tromba d'aria che tutto può travolgere.

Per evitare che lo stop dovuto al lockdown si trasformi in chiusura definitiva delle realtà associate nella Confederazione, il Presidente Mario Resca chiede interventi mirati per il futuro più prossimo.

Il Decreto Cura Italia - con tutti i difetti dovuti alla brevità dei termini in cui è stato pensato ed emanato - viene definito da Confimprese come "un segno di buona volontà". Come puntualizza Resca, però, dalle agevolazioni sono state escluse molte realtà che, attualmente senza ricavi ma gravate da costi vivi, rischiano di sparire insieme al passaggio del virus, lasciandosi alle spalle una lunga scia di disoccupati.

L'esempio è quello del credito d'imposta pari al 60% del canone di locazione - del mese marzo - per i locali accatasti C1: molti negozi presentei nei centri commerciali non ne potranno usufruire, poiché  inseriti in altre categorie catastali.

Dopo la bagarre intorno alla temporanea chiusura delle aziende "non essenziali", il  mondo produttivo travolto dalla pandemia dimostra, ancora una volta, la sua complessità. 

Il difficile compito del Governo sarà quello di intervenire chirurgicamente su ogni particolarità.

Il fallimento non è contemplato perché il prezzo da pagare sarebbe molto alto: l'estinzione di un pezzo d'Italia produttiva con tutto ciò che ne consegue a livello sociale.