La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
La retroattività: il manganello dello Stato.
06/Giugno/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni.

Alle numerosi criticità esistenti nel rapporto fra Istituzioni e cittadini, da qualche anno se ne è aggiunta uno nuova, utilizzato da più Governi con una crescente, pericolosa leggerezza: la retroattività.

Dall'abolizione dell'articolo 18 in poi, la volontà di intervenire sui diritti acquisiti, nel contesto delle ultime legislature, è stata sempre più marcata. Dietro ad ogni intervento che andava a picconare l'implicito patto fra cittadino ed Istituzione, oltre che la bilancia di diritti e doveri, si sono portati a giustificazione motivi fiscali o ragioni idealistiche, ricorrendo a termini universali come flessibilità, necessità, solidarietà.

Il tema della "retroattività", in realtà, andrebbe collocato fra i mali atavici del nostro Paese, essendo stato il modus operandi della politica per decenni, tanto  sul comparto infrastrutture, quanto sulle politiche sociali.In questo senso, la retroattività ha spesso paralizzato la crescita del Paese: annullando/bloccando progetti già avviati (Ponte sullo Stretto, TAV etc.), o cambiando linee programmatiche già calibrate nei numeri e mai attuate veramente, soprattutto nel mondo del welfare.

"Il salto di qualità" nell'utilizzo della retroattività da parte della politica, si è ora spostato sul diritto acquisito dal cittadino, con grave perdita di fiducia di quest'ultimo, nell'ambito di un accordo già di per sé storicamente fragile, com'è quello democratico.

Da ultimo, hanno fatto scalpore due casi in cui la retroattività è stata usata come un manganello, mischiando idealismo e necessità di concretezza per il bilancio dello Stato: il taglio alle "pensioni d'oro" e l'affaire "cannabis light".

Dino Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, insieme ad altri alti ufficiali dell'esercito, si è fatto portavoce dello scontento dei cosiddetti "pensionati d'oro" ricorrendo ad una protesta plateale, quella di non partecipare alla festa della Repubblica, del 2 giugno .

Oltre il caso cannabis light, in cui intervengono temi etici confusi - così come lo è stata strutturazione stessa di questo mercato – con la possibile chiusura di migliaia di negozi in tutta Italia, coinvolgendo oltre 2 mila aziende agricole, anche il taglio alle pensioni d'oro rientra in una logica a dir poco demagogica, con un risparmio di danari minimo, pari a 300 milioni di euro, ed un atteggiamento a dir poco arrogante della classe politica. 

Essa agisce in nome di una presunta equità sociale, prescindendo dall'incostituzionalità e da qualsiasi valore etico, come i diritti giustamente acquisiti e collegati a leggi al tempo vigenti.

Pertanto, nella realizzazione delle proprie finalità, la politica sembra non rendersi conto che la "retroattività" , utilizzata come strumento di esecuzione materiale, porta con se un pericoloso messaggio intrinseco, firmato dallo Stato e rivolto ad ogni cittadino, anche a chi resta esentato dal singolo decreto: per i Vostri diritti non c'è alcuna certezza nel domani!