La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Il Governo nelle tasche degli italiani: taglio alle pensioni, addio agli adeguamenti salariali, agli 80 euro e possibile, futuro aumento dell'IVA.
25/Maggio/2019
Attualità economiche sociali

Ingiustizia è compiuta. Le cosiddette "pensioni d'oro" vengono falcidiatee per chi non ha mai lavorato non è facile comprendere i sacrifici fatti per pagare i contributi ai fini della pensione.

La palese anticostituzionalità del decreto sta già promuovendo ricorsi alla Corte dei Conti per i dipendenti pubblici, e al giudice ordinario, per chi ha lavorato nel settore privato.

A parte l'evidente ingiustizia, si toccano situazioni familiari ed impegni assunti, sulla base di un contratto implicito tra pensionato e Stato: pago alti contributi per avere la mia pensione, assolvo i miei doveri, richiedo i miei diritti.

Pertanto, quanto sta succedendo, rappresenta una pericolosa deriva ed un precedente che stravolge il patto tra cittadino e Stato.

Di Maio parla di giustizia sociale, e ne è soddisfatto. Ci si augura che egli consideri anche il rancore sociale che alimenta con tali comportamenti nei confronti di una classe benemerita, la quale ha, come unica possibilità, quella di fare opinione, non certo positiva, verso l'attuale classe politica alla guida del Paese, in occasione delle prossime elezioni europee.

In questo attacco al reddito portato dal Governo verso le tasche degli italiani, si profila anche l'addio al "bonus Renzi", circa 80 euro mensili in busta paga, percepiti da 10 milioni di lavoratori, che costano allo Stato 9 miliardi di euro l'anno ma hanno contribuito in modo sostanzioso ad aumentare il potere di spesa del ceto medio – basso.

Il Ministro Tria, con la necessità stringente di recuperare 23 miliardi di euro - l'ammanco dovuto alle prospettive troppo ottimistiche "dell'anno bellissimo" -  si è dichiarato prossimo al "riassorbirli", sempre nell'ottica di far quadrare conti che non tornano più, e non per questioni di virgole.

Con l'aumento dell'IVA quasi certo –  programmato per il 2020 – ed i tagli sopra citati, si ha il quadro di un Paese fortemente impoverito. 

Al netto di una delle pressioni fiscali più alte del mondo, quello che si era definito come "il Governo del cambiamento", sfila diritti e contributi pattuiti con i cittadini: tutta concentrata nella questione dei diritti sociali o nel terrore di un'immigrazione clandestina ai minimi storici (dati di aprile 2019 del Ministero dell'Interno), l'opinione pubblica italiana rischia di accorgersi tardivamente di un portafoglio che sarà sempre più leggero nei mesi avvenire.

Le elezioni europee sono prossime. La risposta degli italiani si esprimerà attraverso le urne.