La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Eurogruppo: l'accordo per superare la pandemia.
10/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Dall'Eurogruppo esce un accordo che soddisfa – seppur con molte remore per le incognite del futuro -  i leader dei Paesi impegnati in prima linea contro l'emergenza coronavirus.

Dopo settimane di complessi rapporti epistolari, richieste pubbliche e videochiamate, si è concordato di mettere a disposizione i fondi del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) - da circa 500 miliardi euro e originariamente pensando come "fondo salva stati" per i disastri finanziari – relativamente alle sole spese sanitarie, ordinarie e straordinarie.

Delusa la richiesta dell'Italia di poter attingere al MES anche nel prossimo futuro, in vista della ripartenza economica, per la spesa rivolta a lavoro e infrastrutture.

Chi vorrà usufruire della linea di credito del MES per motivi che non siano strettamente connessi alla sanità, potrà farlo, ma con ferree condizioni dettate dall'Europa.

Oltre l'emergenza sanitaria, esiste, però, anche un problema di debito e di futuri investimenti. 

In questo senso, l'Eurogruppo ha deciso di mettere a disposizione dei Paesi europei:

  • 200 miliardi dalla Bei (Banca Europea per gli Investimenti)
  • 100 miliardi del nuovo programma Sure;
  • Valutando, nel prossimo futuro,  la richiesta italo-francese di un Fondo per la Ripresa, finanziato da debito comune europeo.


Niente da fare per gli eurobond.

Il debito comune a garanzia Europa, richiesto con una lettera ufficiale la scorsa settimana da 9 nazioni, fra cui Italia e Francia, non ha trovato la benché minima apertura da parte di Olanda e Germania.

Oltre il QE da 1.000 miliardi della BCE e le somme su citate, messe a disposizione dei Paesi europei, non sembrano essere previsti ulteriori aiuti economici.

Un bel problema se pensiamo al debito italiano che, al termine dell'emergenza, potrebbe superare il 160% nel rapporto debito/PIL, con una economia in depressione e la necessità di ulteriori fondi per stimolare il Paese dopo un lungo lockdown.