La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Energia e sviluppo
17/Gennaio/2019
Attualità economiche sociali

Nell'ottica di una disoccupazione che, secondo gli ultimi dati disponibili (novembre 2018), in Italia, è arrivata al 10,5%, a fronte di una media UE ferma al 7,9% (al minimo negli ultimi dieci anni), continuano ad arrivare segnali poco confortanti per lo sviluppo e la certezza per l'iniziativa privata.

Ai problemi di vecchia data che investono il mondo dell'impresa: pressione fiscale, burocrazia, lentezza della giustizia - temi dei quali ci siamo occupati spesso negli ultimi mesi - arriva, da uno studio ENEA, il dato relativo al consumo elettrico e agli aumenti relativi sulle bollette.

A causa dell'incremento dei prezzi delle commodity energetiche, con il + 60% del gas naturale, dei prezzi della borsa elettronica (+ 33.5%), e a quelli del petrolio, la spesa per le famiglie italiane ha raggiunto il massimo nell'ultimo decennio, mentre per le PMI italiane si registrano aumenti del 10% sul costo della bollette elettriche.

E qui veniamo al solito paragone con l'Europa: una PMI francese  che consuma 1,25 milioni di chilowattora annui, spenderà 70 mila euro in meno rispetto all'omologa italiana; quelle spagnole e britanniche risparmieranno 30 mila euro rispetto alle nostre aziende.

Ilproblema dell'approvvigionamento energetico del nostro Paese è secolare,e tanto si è scritto, dal caso Mattei fino alle ripetute rinunce al nucleare (l'ultima giunta pochi anni fa). All'interno delle varie evoluzioni di questo complesso comparto, l'Italia è  sempre stata fanalino di coda rispetto ai maggiori Paesi europei. Ad oggi, il nostro Paese perde competitività nelle tecnologie low carbon, in settori come la mobilità elettrica e le rinnovabili, nel comparto delle batterie a litio e dei veicoli elettrici. Esportiamo eolico e solare termico ma il contributo al saldo commerciale non è particolarmente elevato e trainante per l'economia.

Al riguardo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha inviato in questi giorni la proposta di un Piano Nazionale Integrato per l'Energia ed il Clima (acronimo PNIEC), all'attenzione della Commissione Europea.Le linee strategiche del documento sono cinque, e non saltano all'occhio certo per originalità, come tutti i buoni propositi su argomenti di vasta portata per i quali la politica diverge dall'andamento del mercato e si affida più al seducente idealismo che alla cruda realtà, ma tant'è. I principali obiettivi sono quelli di portare le fonti rinnovabili al 30% dei consumi elettrici e del 21,6% nei trasporti, oltre a ridurre le emissioni gas a effetto serra del 33%, e "sfruttare superfici agricole ad oggi inutilizzate per interventi di revamping e repowering".

Sulla base di questo ultimo punto, potremmo simpaticamente definire questo come un "Governo agrario", per il quale la distribuzione delle terre incolte sembra essere la soluzione definitiva ai molti problemi del Paese.Dopo averle volute cedere di diritto alle famiglie numerose, ora diventano risorsa da sfruttare per produrre energia.  Andrebbe ricordato, sempre per tornare alla cruda realtà, che l'Italia è un penisola stretta e lunga fra le più cementificate del mondo, non l'Oklahoma con le sue immense pianure, ma, detto ciò, restiamo fiduciosi nei confronti dei calcoli del Ministero.

Il tema dell'energia in Italia è complesso e, per molti aspetti, si pagheranno per sempre gravi errori commessi nel recente passato; a fronte, però, di qualche grande azienda ancora presente in questo settore -  con la quale lo Stato può dialogare - si dovrebbero pensare politiche nuove e condivise, di più ampio respiro e dai risultati più immediati.

Un esempio di questa auspicata realtà è sicuramente il Gruppo Hera, eccellenza nel controllo dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti urbani, attraverso il quale  garantisce il recupero di materia ed energia.

Il Presidente Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, ha recentemente sintetizzato le linee guida della società in tre parole chiave: "Ecosistema, Circolarità e Tecnologia". Fuori da sogni hippie o facili soluzioni sulla carta, il Governo dovrebbe fare sue queste parole e favorire le eccellenze italiane, per il rilancio di un settore, quello energetico, fondamentale in vista dei boom economici prospettati.

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.