La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Ci faremo sommergere dal sommerso?
03/Aprile/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

INPS e MEF hanno recentemente certificato un dato emblematico, relativo all'economia sommersa: l'Italia potrebbe correre come la Cina, con un PIL al + 12,5%laddove non esistesse una quantità di "sommerso" pari, oggi, a 210 miliardi di euro.

In occasione delle nuove regole di contabilità europea,  con il SEC 2010, diffuse all'inizio del 2015, che tenevano da conto per la prima volta il "PIL  OSCURO", ossia proventi da droga, prostituzione, contrabbando, ed evasione fiscale,  l'Italia, alla voce "economia sommersa" (evasione fiscale, lavoro nero etc.),  risultava già essere la numero uno in Europa, con 187 miliardi di euro.A distanza di quattro anni, e a fronte di numerosi Governi che non hanno mai mancato di cavalcare il mantra "della guerra all'evasione fiscale", si conferma  l'impennata di una tendenza apparentemente inarrestabile, un male atavico del Paese.

Dalle statistiche diffuse da INPS e MEF, l'Italia è ufficialmente un Paese povero:

  • il 45% dei contribuenti dichiara fino a 15 mila euro annui, pagando solo il 4% dell'Irpef totale;
  • il 49,7% dichiara fra i 15 ed i 50 mila euro, pagando il 56,8% dell'Irpef totale;
  • il 5,3% dichiara più di 50 mila euro annui, pagando il 39,2% dell'Irpef totale.

Ci sono poi 12,9 milioni di italiani che non pagano l'Irpef, ossia il 31,3% del totale dei contribuenti, a causa di un reddito troppo basso.

A fronte di questi milioni di indigenti, però, le famiglie hanno una ricchezza finanziaria quantificata in 4.400 miliardi di eurocon una ricchezza immobiliare– difficile da nascondere e obiettivo sempre più da colpire per l'Europa –  pari a 6.300 miliardi di euro, mentre il debito privato è di soli 900 miliardi di euro, cifra piuttosto bassa rispetto ad altri Paesi come la Francia o gli Stati Uniti.

Siamo un Paese di furbetti? Si, e, a quanto sembra, non manchiamo di omaggiare la nostra riconosciuta capacità attoriale.

Secondo uno studio BlackRock, la più grande società di gestione del risparmio al mondo, in un sondaggio che ha coinvolto 13 nazioni,nonostante i numeri sopra citati, gli italiani si dichiarano il popolo più preoccupato dall'economia familiare, per cui solo il 28 % dei suoi abitanti manifesta tranquillità e soddisfazione verso le proprie finanze.

Le soluzioni per contrastare un sistema che non può continuare a perpetrarsi– poiché impedisce la riduzione del debito pubblico e costringe a tagli sempre più corposi i servizi essenziali (sanità, cultura, ricerca) -  non sono da anni al centro del dibattito politico, meno che mai in periodo di elezioni.

Questo perché qualunque forza politica è conscia di una situazione paradossale: l' italiano spende più di quanto dichiara, in misura del 14%, secondo l'Istat, confermando che il sistema va avanti grazie ad un paradosso.

Chiunque prospetti più controlli, il potenziamento della Guardia di Finanza, o si azzardi nell'idea di trasformare seriamente quel continuo pasticcio burocratico che è l'Agenzia delle Entrate, ammodernandola sul modello dell' Internal Revenue Service americana (agenzia del fisco martellante, snella, puntuale e decisa) pizzica la maggior parte degli  elettori nel vivo delle sue miserie sociali, nei suoi metodi di sopravvivenza spicci,  perdendo voti favorevoli per continuare a gridare dall'alto dei palchi: "guerra all'economia sommersa!".