La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Certezze e chiarezza per gli investimenti esteri
06/Novembre/2019
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Gli effetti della guerra dei dazi continuano a ripercuotersi sulle economie europee, come registrato dai numeri riportati su "Il Sole 24 Ore" del 30 ottobre u.s.

Nel primo semestre 2019 gli IDE (Investimenti diretti esteri) sono diminuiti globalmente del 20% rispetto alla metà del 2018, attestandosi attorno a 527 miliardi di dollari.

La contrazione dei flussi ha impattato anche sull'andamento dell'economia italiana e nella vita delle imprese.

In tal senso, Licia Mattioli, Vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione, rilancia, nell'ottica di incrementare i flussi positivi vero l'Italia, tavoli di confronto in ciascuna regione, ai quali far partecipare anche multinazionali e autorità locali.

Realisticamente, la capacità di attrazione del nostro Paese di tali investimenti si può realizzare, secondo la Mattioli, all'interno di un quadro di regole stabili in materia civile, fiscale e societaria.

La confusione legislativa, l'incertezza politica, il riformismo esasperato, sono in effetti alcuni fra i più antichi mali italiani, che travolgono economia e società, sottoponendo imprese e cittadini ad un continuo assedio burocratico.

Se le migliorie promesse avvengano troppo spesso "solo a parole", l'Italia è andata in controtendenza rispetto al rallentamento globale su citato, registrando un aumento dell'IDE di 10.5% rispetto al 2017 e pari a 24.3 miliardi di euro. Tuttavia, restiamo su livelli contenuti rispetto a paesi come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

Fra questi numeri, raccolti nel volume "Grandi imprese Estere in Italia: un valore strategico" realizzato dall'Advisory Board  Investitori Esteri e dal CsC di Confindustria, si ricorda anche che le imprese a controllo estero, in Italia, nel 2016 –ultimo dato disponibile - erano 14.616, con una crescita pari a +4.3% rispetto all'anno precedente.

Tornando all'attualità, Licia Mattioli ricorda come "ciò che maggiormente preoccupa gli investitori esteri non sia pagare le tasse, ma capire come farlo". E come darle torto?