La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
Avanti con le infrastrutture!
07/Novembre/2018
Attualità economiche sociali

Quello delle infrastrutture è un tema che abbiamo più volte toccato dalla nascita del nostro sito, pubblicando articoli, che troverete in archivio: il 29 agosto, dopo la tragedia del Ponte Morandi a Genova; il 17 settembre, accostando lo sviluppo delle infrastrutture materiali alla realizzazione della Via della Seta; l'8 ottobre, analizzando i problemi burocratici collegati alla velocità di esecuzione delle opere messe in cantiere o cantierabili.
Ci troviamo oggi, di nuovo, a dover tornare su tale argomento, per il dibattito che, come era prevedibile, sta creando attriti fra i partiti di Governo, in particolare su casi specifici quali Tav, Tap, oltre che per il Terzo Valico.
La scelta del Ministro Toninelli di porre allo studio i famosi "costi-benefici" per opere pubbliche già avviate, rischia di far scontare alle società coinvolte nei lavori, ed ai partner europei inclusi nei progetti, un ulteriore, pericoloso stallo, con serie conseguenze di ordine economico e sociale.
Il Presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, quello dell'Unione Industriale di Torino, Dario Gallina e il Presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, hanno recentemente fatto appello al Governo per una risoluzione rapida dei casi sopracitati, denunciando che il loro blocco o ulteriore rinvio, sarebbe "un colpo mortale per lo sviluppo del Nord Ovest" e lanciando un appello, a nome di oltre 545 mila imprese, per il futuro del Paese.
Quest'ultimo è un passaggio fondamentale, rilanciando l'attenzione su un settore, quello delle opere infrastrutturali, in cui alcune delle principali aziende italiane rischiano di dichiarare il fallimento, a causa della lentezza nei pagamenti da parte dello Stato, delle lungaggini burocratiche, di svolte e incertezze politiche.
Quanto sostenuto trova autorevole sottolineatura nella nota a firma di Rainer Masera, apparsa su Affari & Finanza il 29 ottobre. Egli sostiene che il rilancio della credibilità e lo snellimento delle burocrazie siano i cardini per una ripresa della produttività italiana.
In particolare, parlando delle infrastrutture, afferma che "la spesa per buone infrastrutture – materiali e immateriali, in capitale fisico e capitale umano, nel triangolo della conoscenza, nella scuola e nell'università - è prioritaria. Il track record dell'Italia è estremamente carente non solo in termini di quantità degli investimenti in infrastrutture nel passato decennio, ma soprattutto in termini di efficienza e redditività, anche per i rilevanti fenomeni corruttivi. L'Italia dovrebbe condividere con la BEI, il FEIS, l'EPEC - e affidare a un CIPE rafforzato nelle strutture tecniche - il vaglio dei nuovi investimenti, assicurandone il controllo in tutte le fasi successive. Occorrono modelli di PPP (Partenariato Pubblico-Privato) allargati, con revisione del sistema dei controlli e delle responsabilità".
L'appello che ci sentiamo di fare: realizziamo ciò che è stato già tracciato, rispettando impegni assunti, anche se da altri Governi; da qui, da subito, si preserveranno e si creeranno nuovi posti lavoro, si eviteranno tensioni sociali, si darà respiro alle numerose aziende già impegnate.
L'invenzione dello studio "costi-benefici", se per certi versi si può comprendere, quando non è influenzata da tattiche ideologiche, fa ricadere il costo del rallentamento su aziende e lavoratori, nuocendo all'immagine di un Paese che non completa i progetti, annulla contratti già sottoscritti e manda al fallimento le sue migliori aziende.
Una domanda provocatoria: cosa sarebbe successo se, nella decisione di costruire la Tour Eiffell, alla fine del XIX secolo, si fossero interrotti o rinviati i lavori per una lunga analisi ragionieristica su "costi – benefici"? Sicuramente, la Francia, che trova in questa struttura il principale motivo di attrazione turistica, non sarebbe la nazione che è oggi.

 

 

 

 

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.