La Rivista
2019
N° 1 - 2 Gennaio - Giugno 2019
Editoriale
di Ercole P. Pellicanò
Cari Lettori, nel dare il bentornato dalle vacanze estive, premettiamo che, per motivi di carattere organizzativo ed editoriale, questo numero 1 di “Tempo Finanziario” coprirà, eccezionalmente, i primi sei mesi dell’anno.La necessità di concentrare la prima parte del 2019 ha dato l’opportunità di raccogliere numerosi articoli ed interventi, promossi direttamente o indirettamente dalla Testata, che hanno toccato argomenti di grande attualità, economica e politica.
A marzo 107 miliardi in uscita dall'Italia.
21/Aprile/2020
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

A marzo 2020 la Banca D'Italia registra una uscita di capitali verso l'estero pari a 107 miliardi di euro, calcolata sul saldo T2, ovvero il debito/credito di un Istituto centrale nei confronti delle banche centrali nazionali (BCN) dell'Eurosistema.

Una montagna di liquidità finita per lo più in Germania, porto sicuro per investimenti garantiti dalla granitica situazione geo economica di un Paese che sta superando, a differenza dei partner europei, con sostanziale scioltezza la pandemia e i problemi produttivi ad essa connessi.

Nessuna novità se si pensa che, già nel 2011, a fronte della grave crisi finanziaria in cui fu coinvolta l'Europa e in particolare il nostro Paese, grosse somme di liquidità varcarono i confini per trovare riparo nei land tedeschi.

Una situazione di squilibrio nella quale non fu solo l'Italia a essere coinvolta, con  l'Europa della finanza che successivamente ha provato a riequilibrare la situazione attraverso l'introduzione di adeguati parametri sulle riserve bancarie.

La dinamica di questa ultima fuga si è innescata proprio in concomitanza con le mosse della BCE di Christine Lagarde, dopo l'attivazione del programma pandemia, con il quale si è dato il via a un piano di acquisti di titoli da circa 1.000 miliardi di euro, con l'obiettivo di sostenere le economie più in difficoltà.

Nell'ultimo mese, i titoli più acquistati dalla BCE sono stati quelli italiani, di gran lunga preferita a tutti gli altri. 

Se ipotizzare un fallimento del sistema Italia è indubbiamente poco probabile, la paura delle conseguenze pandemiche su una economia che viaggia a rilento già da qualche anno, ha accelerato tale processo di trasferimento finanziario, capace di minare ulteriormente un sistema produttivo da ricostruire sul nuovo modello di società che va delineandosi, fra distanziamenti sociali, assembramenti regolati e consumi certamente in calo, almeno per i prossimi mesi.